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SAN SEBASTIAN 2019 New Directors

Recensione: The Giant

di 

- Il debutto dello statunitense David Raboy è una storia sul passaggio all’età adulta con elementi di horror e dramma psicologico, tutto raccontato in un modo non troppo convincente

Recensione: The Giant
Odessa Young in The Giant

Il regista statunitense David Raboy fa il suo debutto nel lungometraggio con The Giant [+leggi anche:
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scheda film
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, una storia di terrore e omicidi seriali, ma anche sulla fine dell'adolescenza e l'inizio dell'età adulta. Tutto ruota attorno a Charlotte (Odessa Young), una ragazza traumatizzata dal suicidio di sua madre. L'ultimo giorno di scuola, una giovane donna della sua stessa età e caratteristiche fisiche viene uccisa nella sua piccola città. Questo sarà la prima di una serie di morti violente che segneranno la sua vita, quella di suo padre (poliziotto incaricato di indagare su ciò che è accaduto) e quella di tutti gli altri personaggi. Nel frattempo, riappare Joe (Ben Schnetzer), un ex fidanzato che non si è dimostrato all’altezza quando la nostra protagonista stava attraversando i suoi momenti peggiori.

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Nel film, proiettato nella sezione New Directors del 67° Festival di San Sebastián, sono presenti tutti i cliché riguardo alla vita degli adolescenti americani, familiari anche per chi non ha mai calpestato “la terra della libertà”: la cerimonia del diploma, i preparativi per il ballo, le foto dell'annuario... Il tutto con una patina di sporcizia e un’estetica del brutto che gli conferiscono un tocco di originalità quantomeno interessante. A ciò vanno aggiunte riflessioni fuori campo e conversazioni quasi sussurrate, movimenti di camera raffinati e un po’ ripetitivi, e primi piani di volti appena illuminati di giovani che guardano l'orizzonte con intensità.

Tutto ciò che è elencato sopra risulta curioso e attraente all’inizio. E non va negato che la forza delle immagini, unita a qualche idea sulla paura della malattia mentale e sulle incognite dell'età adulta, restituiscano più di un momento forte. Ma nel complesso, la sensazione che prende piede è quella di assistere a un capitolo di un crossover tra True Detective e Dawson Creek, firmato da un fervente ammiratore di Terrence Malick. E questo non è un male, ci sono buone idee e talento per catturare emozioni inquietanti, ma manca un po' di profondità emotiva, che consenta ai personaggi di svilupparsi e non rimanere a livello di semplici schizzi di adolescenti con tanto mondo interiore.

Dinanzi a una proposta con queste caratteristiche, è impossibile non pensare a It Follows di David Robert Mitchell, un classico istantaneo del cinema horror. Quelli che lì erano adolescenti normali, che, come se non avessero già sufficienti problemi con se stessi, devono affrontare creature soprannaturali che li perseguitano dopo aver fatto sesso, qui diventano giovani belli ed eleganti che potrebbero essere paragonati a qualsiasi influencer con migliaia di follower su Instagram. Ragazzi preoccupati più per il dramma di trascorrere la loro ultima estate insieme che per le ragazze che vengono uccise giorno dopo giorno nella loro città. Charlotte, la protagonista, è l'unica a cui tutto ciò sembra importare, e il fatto che porti sulle sue spalle così tanti pesi (il suicidio di sua madre, il ritorno del disastroso ex fidanzato, il padre distante che indaga sugli omicidi di adolescenti) la allontana sia dal suo ambiente che dallo spettatore, purtroppo.

The Giant è prodotto dalle compagnie statunitensi Camera Ready Pictures e Bogie Films, l’australiana Extra A Producctions e la francese Vixens. La compagnia statunitense IMR International si occupa delle vendite internazionali del film.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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