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ZURIGO 2019

Recensione: Inherit the Viper

di 

- Il giovane regista svizzero Anthony Jerjen presenta il suo primo intenso lungometraggio, una storia famigliare dai risvolti tragici

Recensione: Inherit the Viper
Josh Hartnett in Inherit the Viper

Basato su una sceneggiatura di Andrew Crabtree e prodotto da Michel Merkt in collaborazione con Benito e Wolfgang Mueller (produttore esecutivo) della Barry Films, il primo lungometraggio di Anthony Jerjen Inherit the Viper [+leggi anche:
trailer
intervista: Anthony Jerjen
scheda film
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promette grandi cose.

Presentato in prima mondiale allo Zurich Film Festival, e arricchito da un casting decisamente intrigante (Josh Hartnett, Margarita Levieva, Bruce Dern e Owen Teague), Inherit the Viper vuole, come detto da Benito Mueller, “toccare il pubblico come un grande thriller ma anche rappresentare un ammonimento, una storia da evitare”. Il film tocca in effetti il tema sensibile della propagazione sconcertante di antidolorifici (in realtà medicinali analgesici oppiacei) negli Stati Uniti, un fenomeno che sembra ormai inarrestabile, una piaga contemporanea che si tende troppo spesso a mettere sotto silenzio.

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In una regione rurale sperduta, da qualche parte in Virginia Occidentale, la famiglia Riley (che conta al suo interno una sorella e due fratelli) cerca di sopravvivere grazie al commercio illegale di antidolorifici. Josie, la sorella, gestisce gli affari con il pugno di ferro mentre suo fratello Kip, veterano di guerra interpretato da un sorprendentemente realistico Hartnett, si preoccupa delle conseguenze del loro pericoloso commercio illegale. La famiglia si sente in effetti sempre più isolata dalla comunità locale, inghiottita da un mondo parallelo dove vige la legge del più forte. Kip vorrebbe uscirne mentre il fratello minore (toccante Teague) fa di tutto per integrare il business famigliare. Come ogni thriller che si rispetti, Inherit the Viper lascia il pubblico con il fiato sospeso, in balia di un mondo senza scrupoli dominato dalla violenza e dal rigetto.

Il primo film del giovane regista ginevrino, girato nel milieu bianco e povero degli Stati Uniti, mette in scena un micro cosmo famigliare nel quale la lotta per la sopravvivenza diventa quotidiana. I Riley si trovano invischiati in una spirale di violenza che non riescono più a controllare, vittime di un universo spietato che non lascia spazio all’umanità né tanto meno alla solidarietà.

Come ha fatto un giovane regista svizzero a filmare un mondo che per tanti versi sembra lontano anni luce dal suo? Sebbene Inherit the Viper non possa competere con un film di Roberto Minervini (e molto probabilmente non gli interessa nemmeno farlo), re incontrastato dei documentari ambientati nelle zone più povere e recondite degli USA, il film riesce comunque egregiamente a difendersi grazie ad un realismo mai caricaturale che promette interessanti sorprese a venire.

Le ambientazioni sono quasi esclusivamente notturne (eccellente il lavoro sulla fotografia di Nicholas Wiesnet) e regalano alla storia un surplus di poesia malgrado la violenza di molte scene. La scelta di mostrare i personaggi spesso in penombra o in controluce, come se le tenebre li avessero pian piano risucchiati al loro interno, è decisamente azzeccata e permette al pubblico di sentire arrivare, quasi in modo epidermico, il pericolo.

Anthony Jerjen riesce ad evitare la trappola del moralismo mettendo in scena dei personaggi costantemente alle prese con quello che potremmo chiamare la “zona grigia”. Il bene e il male si incontrano e scontrano, si amalgamano e separano come a volerci ricordare che spesso per sopravvivere è necessario fare i conti con il nostro lato oscuro. Inherit the Viper è un film che parla con coraggio di un tema importante ma scomodo che merita di essere affrontato di petto. Il risultato è crudo e diretto, uno squarcio di vita là dove la speranza ha lasciato il posto alla disperazione.

Inherit the Viper è prodotto da Barry Films e venduto all’internazionale da Wild Bunch International Sales.

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