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ZURIGO 2019

Recensione: Quello che non sai di me

di 

- Rolando Colla ci racconta, con il suo poetico e sincero film, la storia di due personaggi ai margini alla ricerca della felicità

Recensione: Quello che non sai di me
Koudous Seihon e Linda Olsansky in Quello che non sai di me

Sebbene la storia messa in scena nell’ultimo film di Rolando Colla, Quello che non sai di me [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, presentato in prima mondiale allo Zurich Film Festival, nelle Proiezioni speciali, potrebbe sembrare semplice, quasi scontata, la complessità dei personaggi, la loro innocenza mai finta, la trasforma in un qualcosa di molto interessante.

Quello che non sai di me parla di una storia d’amore, quella fra Ikendu e Patricia, ambientata nel calmo e per molti versi conformista Ticino. Due personaggi che grazie alla loro storia personale e al loro stile di vita, si ritrovano ai margini di una società che li tiene a distanza come corpi estranei e per questo sospetti.

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Ikendu (interpretato dal toccante Koudous Seihon) è un rifugiato originario del Mali, un paese dal quale è dovuto scappare ritrovandosi prima in Italia, che ha raggiunto passando per la Libia, e poi in Svizzera, a Bellinzona. Particia invece (azzeccatissima Linda Olsansky), è una madre single e un po' bohème che alleva sole le sue due figlie lavorando in un’officina che ripara biciclette. Sebbene fino quasi alla fine del film non si sappia da dove viene il suo intrigante accento, capiamo sin dall’inizio che Patricia evolve ai margini del mondo che l’ospita senza veramente accoglierla. Una donna intrigante e a fior di pelle che spaventa perché impossibile da catalogare. Eppure lei cerca disperatamente l’amore, con una fiducia e una furia che sfiorano l’ingenuità. Entrambi vogliono vivere liberi, seguendo solo le loro proprie regole.

La realtà si rivela però ben più spietata e complessa di quello che avrebbero voluto credere. Le loro vite, apparentemente molto diverse, si rivelano con il passare del tempo sempre più simili, costellate di non detti minacciosi come una spada di Damocle. Entrambi estranei al mondo che li circonda, fatto di vite ben tracciate e sicure, scelgono di unire i loro destini credendo di poter così sfuggire ai loro stessi fantasmi.

Tutto è però rimesso in questione quando Ikendu viene arrestato con l’accusa di spaccio di stupefacenti. Non sapendo più a chi credere, Patricia deve confrontarsi con i suoi stessi stereotipi, con dei preconcetti che l’hanno contaminata senza che se ne sia mai davvero accorta. “Perché dovrebbe essere innocente? Perché ha sposato una bianca?”, gli dice la moglie di un amico di Ikendu per provocarla. Una domanda che solleva molti quesiti e che rimette in un certo modo in questione le ragioni che li tengono uniti. Come conoscere davvero l’altro senza volerlo possedere? Come entrare davvero in contatto con qualcuno senza che gli stereotipi che ci circondano contamino la relazione, la distorcano? Filmando i suoi protagonisti da vicino, con tatto e poesia, è a queste domande che Rolando Colla cerca di dare delle risposte.

Quello che non sai di me è prodotto dalla svizzera Peacock Film, dall’italiana Solaria Film e dalla ceca Axman Production, ed è venduto all’internazionale da Film Republic.

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