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LONDRA 2019

Recensione: Rare Beasts

di 

- Attraverso il racconto di una relazione malsana, l'attrice Billie Piper mette in discussione il patriarcato nel suo audace debutto come regista

Recensione: Rare Beasts
Billie Piper in Rare Beasts

Presentato come un’anti-commedia romantica, il dramma acerbo Rare Beasts è scritto e diretto da Billie Piper, che ne è anche interprete. Elegantemente raccontato, Rare Beasts è proiettato nella sezione Laugh del London Film Festival, dopo la sua prima mondiale alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Ci sono echi della Nouvelle Vague francese nel montaggio radicale, nelle magnifiche giustapposizioni e nell’iconoclastia. È accompagnato da uno stile visivo che accresce il realismo attraverso l'uso del ritratto e performance elaborate. È un debutto audace.

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Piper ha progettato Rare Beasts in modo che possiamo sperimentare il mondo attraverso gli occhi di Mandy, che, dati i suoi problemi di autostima, non vive molto bene. Piper, che incarna Mandy, si concede con abnegazione al dialogo conflittuale, vivace e divertente. Mandy tende ad analizzare troppo se stessa e si chiede perché non abbia una vita perfetta, o almeno una vita imperfetta ma accettabile. I suoi problemi di fiducia sono evidenti nella prima scena del film, che vede Mandy al primo appuntamento con il suo collega di lavoro Pete (Leo Bill). Seduti a un tavolo per cena, il religioso Pete afferma con certezza che si sposeranno entro un anno, e Mandy termina la serata vomitando in strada. È il primo segno che un mix di patriarcato vergognoso e umorismo visivo sarà un elemento ricorrente.

L’abile sceneggiatura dimostra come la dinamica di potere che favorisce il maschio in questa relazione crei sentimenti di alienazione e indifferenza in Mandy. Le sue battaglie o demoni, a seconda della prospettiva, vengono utilizzate per evidenziare come il suo sia anche un problema sociale. C'è una qualità brechtiana nel modo in cui Piper si allontana dalle nozioni di realismo per offrire una prospettiva politica stimolante attraverso l’interpretazione. Le donne camminano per strada e si toccano la testa. In modo provocatoriamente inspiegabile, partecipano collettivamente all'EFT, una forma di terapia in cui si colpiscono i meridiani energetici.

Anche al lavoro, in una compagnia televisiva, i sessi sono separati da linee invisibili. Fino alle scene coreografiche finali all’Alexandra Palace, l’immaginario visivo e lo stile di esecuzione sono progettati per rafforzare questa idea di caos e rivoluzione imminente.

Mandy è anche una madre single di un bambino di sette anni, Larch (Toby Woolf), ed entrambi vivono con sua madre, Marion (Kerry Fox). È un ambiente claustrofobico che diventa rumoroso quando suo padre Vic (David Thewlis) riesce a stare lontano dal pub. C'è amore in questa relazione, anche quando cerchiamo indizi sulla paternità di Larch o sul nutrimento che ha portato alla confusione di Mandy. Ma le risposte non si trovano qui, nonostante le bugie e le infedeltà; il problema è sistematico. Il cancro è nell'aria.

Nella struttura episodica del film, e nel modo in cui una relazione porta a sentimenti di alienazione, c’è l'eco della pièce teatrale Yerma, in cui una pluripremiata Piper eccelleva come attrice. Qui, aggiungendo le corde della scrittura e della regia al suo arco, cerca di spingere oltre i confini, senza rimorsi, scavando in una sorta di realismo assurdo.

Rare Beasts è un debutto sorprendente che richiede la partecipazione attiva dello spettatore. Passa da un estremo all'altro, ma la loro familiarità è ciò che fa risuonare la storia. Piper è preoccupata per la società che è stata creata e vuole cambiare, anche se questo significa spogliarsi e chiedersi se ci piace quello che vediamo.

Rare Beasts è una produzione britannica guidata da Western Edge Pictures Production in associazione con Ffilm Cymru Wales, 42MP, Fields Park Media Partners e Great Point Media.

(Tradotto dall'inglese)

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