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FILM / REVIEWS Italia

Recensione: Aspromonte

di 

- Raccontando la vicenda di Africo, paesino isolato dell’Aspromonte calabrese i cui abitanti lottano per costruirsi una strada, Mimmo Calopresti ci parla di tutti i luoghi ai margini del mondo

Recensione: Aspromonte
Valeria Bruni Tedeschi in Aspromonte

Nel 1951, ad Africo, paesino isolato nell’Aspromonte calabrese, si muore di parto, perché non c’è un medico in paese e per raggiungere il luogo “civilizzato” più vicino ci vogliono ore di viaggio su sentieri sterrati. È per questo motivo che all’inizio di Aspromonte - La terra degli ultimi, il nuovo film di Mimmo Calopresti in arrivo nelle sale oggi, vediamo un fiume di gente – uomini, donne e bambini, sporchi e arrabbiati – scendere dalle montagne verso la Marina e irrompere negli uffici del prefetto per reclamare un medico per Africo. Un’apertura di grande impatto, che catapulta immediatamente lo spettatore in mezzo alla miseria e alla disperazione di una popolazione considerata di serie B, e che nel frattempo mostra un movimento inverso, un pezzo di civiltà che tenta di raggiungere quei luoghi impervi dimenticati da Dio (e dalle autorità), incarnato da una maestra elementare che dal Nord Italia, in groppa a un asino, arriva in paese per insegnare ai bambini.

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Quando la maestra Giulia (Valeria Bruni Tedeschi) arriva ad Africo, il paese è vuoto (sono tutti dal prefetto). Solo il Poeta (Marcello Fonte, miglior attore a Cannes per Dogman [+leggi anche:
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), l’unico tra gli abitanti che sappia leggere e scrivere, è lì ad accoglierla. Le case sono fatiscenti, si cammina in mezzo al fango, il locale adibito a scuola è da rimettere in piedi, e la cartina dell’Italia è mezza strappata. Solo la vista, da Africo, è mozzafiato. Il mare è lontano, si intravede appena, e Calopresti, attraverso le sue riprese aeree, mostra in modo palpabile l’isolamento e la distanza di quel posto dal resto del mondo. “Le persone viaggiano quando leggono” dice Giulia ai bambini, quando finalmente il paese si ripopola. Sono molto belle le scene ambientate in questa classe sgangherata, in cui la maestrina lombarda si confronta con questi piccoli “selvaggi”, e cerca di aprir loro nuovi orizzonti, con l’aiuto di un mappamondo. L’unica cosa che questi bambini sanno è che in Australia si vive meglio (da questo intuiamo che molti compaesani sono emigrati), ma dove l’Australia esattamente sia non lo sa nessuno.

Ma la priorità degli abitanti di Africo, quelli adulti, diventa un’altra: costruire una strada, con le proprie mani, per raggiungere la Marina in breve tempo, perché nonostante le promesse delle istituzioni, il medico in paese non arriva e la gente è esasperata. Guidati dal manovale Peppe (Francesco Colella) e dallo spaccapietre Cosimo (Marco Leonardi), gli africoti si mettono così al lavoro, anche i bambini. Ma la loro iniziativa sarà ostacolata sia dal brigante locale, Don Totò (Sergio Rubini), che ha tutto l’interesse a mantenere questa gente fuori dal mondo e sotto il suo dominio, sia dalle autorità (il prefetto è incarnato da Francesco Siciliano) che semplicemente non si interessano a loro. “Ma che ne sapete voi di come si costruisce una strada”, viene detto con sufficienza dai carabinieri che intervengono per bloccare tutto e sequestrare vanghe e picconi, essendo l’opera non autorizzata. Il popolo di Africo è e deve rimanere immobile, con i piedi nel fango.

Ritratto vibrante di un mondo arcaico in cui la povera gente che rivendica diritti basilari non ottiene altro che l’indifferenza totale delle istituzioni e la prepotenza dei banditi locali lasciati liberi di dettare le proprie leggi, Aspromonte vuole essere, nelle intenzioni del suo regista che ha scritto la sceneggiatura con Monica Zapelli (I cento passi) dal libro di Pietro Criaco “Via dall’Aspromonte”, un racconto neorealistico ed epico allo stesso tempo: “il realismo di un mondo povero, anzi poverissimo, e l’epicità della battaglia per riscattare la propria condizione di canaglia pezzente”, specifica Calopresti. Un tema che si rivela attuale, che, attraverso la storia di questo paesino della Calabria negli anni del secondo dopoguerra (“ho combattuto in Albania con le scarpe di cartone, ho ucciso persone, perché me lo avete chiesto voi”, ricorda Peppe al carabiniere arrogante), ci parla di tutti i luoghi lasciati ai margini del mondo e di tutti gli ultimi che non saranno mai primi. Un film molto toccante, il cui lato più fiabesco – quello che veicola il messaggio che la cultura e la poesia sono la vera possibilità di libertà, e che non bisogna mai smettere di sognare, e amare – nulla toglie all’autenticità e urgenza della storia. Le musiche sono del premio Oscar Nicola Piovani (La vita è bella).

Aspromonte - La terra degli ultimi è prodotto da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film con Rai Cinema, con il contributo di Regione Calabria e Calabria Film Commission, ed è distribuito da Italian International Film.

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