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FILM / REVIEWS Italia

Recensione: Pastrone!

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- Il doc di Lorenzo De Nicola porta a galla lati sorprendenti e poco noti del regista del kolossal del 1914 Cabiria, Giovanni Pastrone, un inventore e sperimentatore a tutto tondo

Recensione: Pastrone!
Il regista Lorenzo De Nicola in Pastrone!

La figura di Giovanni Pastrone è di quelle che meritano di essere conosciute e studiate a tutto tondo, perché fonte di ispirazione e meraviglia. Uomo del ‘900, ricco di ingegno, avido di conoscenza, diplomatosi ragioniere ma studioso anche di musica, fisica e meccanica, nella Torino dei primi del ‘900, capitale italiana del neonato cinema, cavalcò tutte le innovazioni della sua epoca, spingendo sempre oltre i limiti delle sue sperimentazioni. Pastrone è noto soprattutto per essere stato il pioniere del cinema muto italiano – autore nel 1914 del primo vero kolossal della settima arte, Cabiria – e per aver reinventato lo spazio del cinema attraverso l’utilizzo delle carrellate e delle scenografie in tre dimensioni. Ma il documentario che gli dedica Lorenzo De Nicola, Pastrone! (proclamato miglior doc al 18° RIFF - Rome Independent Film Festival e film d’apertura, oggi, dell’Asti Film Festival) scava più a fondo nell’opera di questo genio eclettico e ne restituisce un’immagine ampia e sfaccettata.

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Il punto di partenza di questa nuova indagine di De Nicola, studioso di Pastrone sin dal 2000 e oggi riconosciuto come suo biografo ufficiale, è stato il ritrovamento di un manoscritto autobiografico che ha schiuso al ricercatore un universo fino ad allora sconosciuto, fatto di riflessioni, ricordi – in breve, il Pastrone uomo – ma che è anche il diario inedito di un regista. “Un giocattolo scientifico”, questo era per Pastrone il cinema, un connubio di intrattenimento e arti applicate. Il cinema racchiudeva tutte le sue passioni del tempo, dal lato artistico e scientifico, e con Itala Film realizzò e produsse centinaia di film, molti di genere peplum, tra cui (oltre a Cabiria, straordinario successo internazionale) La caduta di Troia e la nota serie di film su Maciste. Ma ciò che di particolare emerge dal manoscritto, intitolato Virus et homo, è soprattutto l’altro oggetto di studio di Pastrone, al quale si dedicherà ossessivamente dai 36 anni in poi, dopo la morte di sua madre e dopo essersi ritirato dai set cinematografici: la medicina.

Pastrone rincorre così, nella seconda parte della sua vita, quello che lui stesso definisce “il più scandaloso dei sogni”: quello di curare tutte le malattie dell’uomo, compresi i tumori, con “fucilate elettriche” emesse da un apposito macchinario da lui inventato e costruito a seguito di approfondite ricerche da autodidatta su virus e batteri. Un macchinario che sognava di mettere a disposizione di tutti, ricchi e poveri, gratuitamente, e che di fatto testò su un gran numero di persone (nel doc parlano alcuni suoi pazienti dell’epoca, oggi molto anziani) ottenendo risultati incredibilmente positivi. Ma nonostante ciò, le scoperte di Pastrone non furono mai riconosciute dalla medicina ufficiale, e questa sua più grande utopia si trasformò anche nel suo più grande fallimento: Pastrone diede disposizione di distruggere la macchina dopo la sua morte (ma verso la fine del film c’è un colpo di scena).

Il doc di De Nicola ha il pregio di farci scoprire, attraverso una ricca quantità di materiali inediti e testimonianze, il genio multiforme di questo grande innovatore, la sua dedizione totale alla scienza e alla conoscenza, ma anche il suo tormento interiore, la sua piccola e salutare vena di follia. E il dialogo che si instaura idealmente tra le nuove generazioni (qui sono i giovani “amanuensi 2.0”, collaboratori del regista incaricati di trascrivere in digitale l’intero manoscritto) e questa mente creativa del ‘900, è uno degli aspetti più belli del film, di grande ispirazione. La voce di Pastrone è di Fabrizio Bentivoglio.

Pastrone! è prodotto da Clean Film e coprodotto da Lab 80 film, con il sostegno del Mibac e di Film Commission Torino Piemonte. La distribuzione è affidata a Lab 80 film.

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