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SOLETTA 2020

Le Giornate di Soletta per la prima volta sotto il segno di Anita Hugi

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- Il 22 gennaio, la 55esima edizione del festival si aprirà con la proiezione dell’atteso nuovo film di Micha Lewinsky One-Way to Moscow

Le Giornate di Soletta per la prima volta sotto il segno di Anita Hugi
One-Way to Moscow di Micha Lewinsky

L’edizione 2020 delle Giornate di Soletta (22-29 gennaio) accoglierà, nella sezione faro Panorama Suisse, 22 lungometraggi di finzione e documentari provenienti da tutto il territorio elvetico. In totale, questa attesa nuova edizione capitanata dalla nuova direttrice Anita Hugi, conterà ben 178 opere. Presenti con forza anche quest’anno i primi film di giovani registi pronti ad affrontare l’esigente pubblico solettese.

Per quanto riguarda la giuria dell’ambito Prix de Soleure, questa comprende molti nomi noti : la regista Ursula Meier (L’Enfant d’en haut [+leggi anche:
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intervista: Ursula Meier
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), la giovane artista multimediale Cemile Sahin (Taxi) e il diplomatico svizzero Mirko Manzoni, ambasciatore delle Nazioni Unite. Tra i dodici film di finzione selezionati per il Prix de Soleure ritroviamo le ultime fatiche di giovani registi apprezzati a livello internazionale quali Basil Da Cunha (O fim do mundo [+leggi anche:
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intervista: Basil Da Cunha
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), Karim Sayad (Mon cousin anglais [+leggi anche:
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intervista: Karim Sayad
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), Boutheyna Bouslama (A la recherche de l’homme a la caméra), Mischa Hedinger (African Mirror [+leggi anche:
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) e Jonas Schaffter (Arada [+leggi anche:
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) ma anche quelle di artisti confermati abituati alla manifestazione solettese : Sabine Boss (Open Season [+leggi anche:
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), Stephane Goël (Citoyen Nobel [+leggi anche:
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), Jacqueline Zünd (Where We Belong [+leggi anche:
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), Anna Thommen e Lorenz Nufer (Volunteer [+leggi anche:
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), Edgar Hagen (Who Are We?), Daniel Howald (Who’s Afraid of Alice Miller? [+leggi anche:
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) e Esen Isik (Al-Shafaq – When Heaven Divides [+leggi anche:
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). I film selezionati sono uniti da una volontà comune di parlare delle difficoltà legate alla guerra, della perdita delle proprie radici e della necessità di trovare una famiglia al di fuori del proprio paese.

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Dodici anche i film (finzioni e documentari) in lizza per il Premio del pubblico : One-Way to Moscow di Micha Lewinsky (regista di A Decent Man [+leggi anche:
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), i primi film di Natascha Beller (Vagenda Stories) e Yu Hao (Plötzlich Heimweh), senza dimenticare i lavori di Peter Guyer e Thomas Burkhalter (Contradict), Blaise Harrison (Les Particules [+leggi anche:
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intervista: Blaise Harrison
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), Niklaus Hilber (Paradise War: The Story of Bruno Manser [+leggi anche:
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intervista: Niklaus Hilber
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), Delphine Lehericey (Le Milieu de l’horizon [+leggi anche:
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intervista: Delphine Lehericey
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), François-Christophe Marzal (Tambour battant), Callisto Mc Nulty (Delphine et Carole, insoumuses [+leggi anche:
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intervista: Callisto Mc Nulty
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), Klaudia Reynicke (Love Me Tender [+leggi anche:
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), Stéphane Riethauser (Madame [+leggi anche:
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) et Samir (Baghdad in My Shadow [+leggi anche:
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).

Per questa nuova edizione, la sezione Panorama Suisse comprende un totale di 178 film tra i quali 81 sono dei lungometraggi. Da sottolineare il fatto che per la prima volta ci sarà un’equa presenza di film girati da registe e registi nella categoria cortometraggi. Senza grandi sorprese vista la lunga tradizione documentaria svizzera, questo genere sarà fortemente presente nell’edizione 2020 (51 lungometraggi documentari). Tra questi, l’atteso film di Maria Müller Under the Same Roof che parla della coabitazione tra una famiglia svizzera e una famiglia di rifugiati siriani. Con il suo Fiancées [+leggi anche:
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Julia Bünter si attacca invece al tema delicato del matrimonio in Egitto. Tra i primi film presenti, da segnalare Buganda Royal Music Revival di Jules Louis Koechlin e Basile Koechlin. Tra le altre première ritroviamo il documentario Amazonian Cosmos di Daniel Schweizer, Paths of Life di Thomas Lüchinger, Paul Nizon-Der Nagel in Kopf di Christoph Kühn e Sekuritas di Carmen Stadler.

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