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TRIESTE 2020

Recensione: Marek Edelman… And There Was Love in the Ghetto

di 

- Questo documentario sottile e commovente sull'amore nel ghetto di Varsavia, raccontato da un testimone e registrato da Jolanta Dylewska, è stato proiettato a Trieste

Recensione: Marek Edelman… And There Was Love in the Ghetto
Marek Kalita e Aleksandra Popławska in Marek Edelman… And There Was Love in the Ghetto

Quando sei nato e cresciuto a Varsavia, la tua consapevolezza del passato della città, inclusa la formazione e la liquidazione del ghetto ebraico – o semplicemente il "ghetto", come si tende a chiamarlo in polacco – è totalmente innata. Le scuole e la maggior parte dei libri parlano delle tempistiche, dei nomi delle vecchie strade, del numero di persone che sono morte, degli orrori quotidiani, dei trafficanti, e degli eroi che hanno salvato la vita dei bambini. Una narrazione sia orribile che astratta, e per questo spiccano film come Marek Edelman… And There Was Love in the Ghetto di Jolanta Dylewska, che adotta una prospettiva più personale. Il film è stato proiettato di recente al Trieste Film Festival.

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Il defunto narratore del film, Marek Edelman, è una figura ben nota in Polonia: fu uno dei pochi sopravvissuti alla rivolta del ghetto di Varsavia, un attivista che combatté tutta la sua vita per la libertà e la giustizia in Polonia. Oltre a ciò, era un brillante dottore che salvava la vita quotidianamente. Era anche un certo personaggio: diretto, carismatico e talvolta irriverente. Si può vedere tutto questo nel film di Dylewska, che combina la sua conversazione con Edelman, le ricostruzioni delle storie che racconta e filmati d'archivio.

Come suggerisce il titolo, le storie parlano di amore e ognuna è diversa dalle altre. Ce n'è una sugli amanti adolescenti, una che coinvolge una madre e una figlia, mentre un’altra ruota attorno a una donna che finalmente riesce a dormire bene la notte riposando sul braccio del suo amato. Nessuna di queste storie è sentimentale; Edelman le racconta in maniera molto concreta, come se stesse esponendo un caso medico. A volte perde la pazienza quando non gli piacciono le domande poste da Dylewska, che conosce molto bene, poiché in precedenza ha realizzato un documentario in cui lo stesso uomo racconta gli eventi della rivolta del ghetto di Varsavia (Chronicle of the Warsaw Ghetto Uprising According to Marek Edelman).

Dylewska, che è anche direttrice della fotografia (ha lavorato, fra gli altri, in Ayka [+leggi anche:
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intervista: Sergey Dvortsevoy
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di Sergey Dvortsevoy), dirige le scene live-action in un modo discreto e morbido, il che le rende ancora più potenti. Gli attori non parlano e si muovono un po' come i fantasmi, sia nei ricordi di Edelman che nei luoghi dell'ex ghetto di Varsavia, dove è stato girato il film. Dylewska include primi piani dei loro volti, accompagnati da filmati d'archivio per rafforzare il legame che si forma tra la storia e il pubblico.

L'orrore della cosiddetta Grossaktion e dell'eradicazione del ghetto è troppo immenso per essere afferrato, ma le storie della gente comune che stava vivendo l'amore per la prima – e talvolta l'ultima – volta sono riconoscibili e commoventi. A un certo punto, Edelman dice che gli ebrei hanno camminato in silenzio dalla Umschlagplatz ai treni che li avrebbero portati nei campi di sterminio (ufficialmente, era stato detto loro che sarebbero stati reinsediati a Est, dove avrebbero trovato cibo e lavoro). Non c’era agitazione né urla, il che rende questa immagine ancora più potente e inquietante. La famosa saggista polacca Hanna Krall, che scrisse un libro su Edelman, una volta scrisse: "Più grande è la sofferenza, meno parole sono necessarie", cosa che il film di Dylewska sembra certamente confermare.

Marek Edelman… And There Was Love in the Ghetto è frutto dello sforzo congiunto di Polonia e Germania, ed è prodotto da Anna Wydra (per Otter Films), Thanassis Karathanos e Martin Hampel; coproduce Beata Polaczyńska.

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(Tradotto dall'inglese)

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