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GÖTEBORG 2020

Recensione: Psychosis in Stockholm

di 

- Nel suo primo lungometraggio di finzione, Maria Bäck celebra l'amore materno sia in salute che in malattia

Recensione: Psychosis in Stockholm
Josefine Stofkoper in Psychosis in Stockholm

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trailer
intervista: Maria Bäck
scheda film
]
di Maria Bäck, film d’apertura della 43ma edizione del Göteborg Film Festival e selezionato nella sezione Nordic Competition, è molto più delicato di quanto il suo salace titolo potrebbe suggerire. Come ha appreso Cineuropa, il film si basa sull'esperienza personale della regista, cresciuta con una madre mentalmente instabile. La storia è raccontata dalle loro stesse voci. È un semplice trucco per tranquillizzare chiunque si aspetti dalla storia un dramma straziante, poiché i loro scambi verbali sono affettuosi e gentili. Mandano un messaggio semplice ma sorprendente: non è un film sulla condizione mentale e sui suoi effetti sui familiari che devono prendersene cura. È una storia d'amore.

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E come tale, ha bisogno della sua parte di ostacoli da superare: il peggioramento della madre (Josefin Neldén) durante una mini vacanza a Stoccolma con sua figlia (Josefine Stofkoper), a pochi giorni dal 14mo compleanno della ragazza. Di fatto, l'adolescente lentigginosa non sembra sorpresa e sa cosa accadrà, nonostante l'atteggiamento rilassato di sua madre: una crisi di nervi anticipata da battute inappropriate sulle bionde che hanno problemi a tenere chiuse le gambe, e da tic nervosi che non riesce più a controllare. In quel momento, la semplice frase "stai iniziando a sentirti strana, mamma?" serve solo a confermare che la ragazza ha già vissuto tutto questo, nonostante la sua giovane età. Da quando aveva cinque anni, spiega il film. E probabilmente più di una volta.

Forse è per questo che non vuole aspettare molto e decide di ricoverare sua madre, che è fuori controllo. Così, Maria rimane da sola, vagando e spiando le persone, mangiando in una stanza d'albergo vuota o contemplando foto perfette sui social network, che non hanno nulla a che fare con la sua situazione. Stofkoper è molto brava in queste scene, anche se i momenti più toccanti risultano un po' forti. La regista ha ben chiaro che l’insieme assomiglia più a uno sketch che a un film vero e proprio, e non lo nasconde. Ma la relazione non sembra forzata, e ad ogni attacco e ad ogni "ecco dove tuo padre mi ha abbandonato", speri che, nonostante tutte le difficoltà, entrambe trovino la via del ritorno. Come nelle storie d'amore.

Psychosis in Stockholm è prodotto da Anna-Maria Kantarius per la società svedese Garagefilm International. Le vendite sono gestite da LevelK, mentre la distribuzione è curata da TriArt in Svezia e da Mer Film in Norvegia.

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(Tradotto dall'inglese)

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