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SUNDANCE 2020 Concorso World Cinema Dramatic

Recensione: Charter

di 

- La svedese Amanda Kernell realizza un nuovo dramma familiare caratterizzato da un'acuta messa in scena e da una sceneggiatura intelligente e intrigante

Recensione: Charter
Ane Dahl Torp in Charter

È al 36° Festival di Sundance, nel concorso World Cinema Dramatic, che Charter [+leggi anche:
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della svedese Anna Kernell è stato presentato per la prima volta a un pubblico internazionale. Dopo il successo del suo primo lungometraggio Sami Blood [+leggi anche:
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nel 2016, la regista era molto attesa e non delude, offrendo un nuovo dramma familiare caratterizzato da un'acuta messa in scena e da una sceneggiatura intelligente e intrigante.

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Al centro della storia c'è Alice (Ane Dahl Torp), una giovane madre che vive a Stoccolma mentre suo marito e i suoi due figli sono rimasti in campagna. Alice ha lasciato la casa per inseguire una prospettiva professionale che suo marito non riesce ad accettare. Lui percepisce questa scelta come un affronto personale e decide di vendicarsi privandola dei suoi figli. Segue un'aspra lotta per la custodia in cui Alice è in una posizione di inferiorità, considerata come una donna con morale dubbia e un carattere instabile. Disperata, e non completamente consapevole delle conseguenze, fugge con sua figlia Elina (Tintin Poggats Sarri) e suo figlio Vincent (Troy Lundkvist) sul primo volo charter per Tenerife.

Lo scenario cambia radicalmente quando si passa da un clima buio e nevoso al caldo e alla luce del sole. Questo passaggio non è solo geografico, ma riguarda anche lo stato mentale di Alice. Se in Svezia si sentiva repressa, scoraggiata e imprigionata, sull'isola ritrova il sorriso e la libertà. È determinata a trascorrere una piacevole settimana con i suoi figli, con i quali vuole ritrovare una base di fiducia comune. Rapidamente, Alice misura la distanza che si è stabilita tra di loro, senza capire le vere cause e senza essere in grado di rimediare.

È con grande sensibilità che Kernell dipinge il ritratto di una donna il cui desiderio di indipendenza ed emancipazione sembra, a chi le sta intorno, mettere in dubbio la sua capacità di prendersi cura dei suoi figli. Di fronte alla rigidità del marito, alimentata principalmente dall'orgoglio ferito, Alice si rende conto che deve prendere una decisione difficile per il benessere dei suoi figli, un po' come nella leggenda del giudizio di re Salomone, che obbliga una madre che ama sinceramente e incondizionatamente i suoi figli ad arrendersi per garantire il loro benessere.

Il film affronta in modo differente le dinamiche delle piccole famiglie che rappresentano la base della nostra società attuale. Con un alto tasso di separazioni e divorzi, sono sempre i bambini ad avere un'esperienza dolorosa quando i loro genitori si affrontano. Il rischio di strumentalizzazione da entrambe le parti è elevato, sebbene non sempre volontario. Kernell dimostra che la logica non spiega tutto e dà molto spazio ai sentimenti dei bambini, esponendo il loro conflitto interiore e la loro insicurezza. Non sanno di chi fidarsi e spesso si trovano ad assumersi più responsabilità del necessario.

Oltre al riuscito approccio tematico che evita abilmente i luoghi comuni, il film brilla per una singolare forma artistica apportata dalla fotografia di Sophia Olsson e una messa in scena particolarmente densa. La performance di Ane Dahl Torp, un'attrice norvegese molto richiesta dal cinema e dalla televisione, dona ad Alice molta complessità. Accordati sulla stessa gamma di sentimenti quali speranza, dubbio, rabbia e tristezza, i due giovani attori, Troy Lundkvist e Tintin Poggats Sarri, dimostrano una bravura impressionante.

Charter è una produzione di Nordisk Film Production Sverige AB con Nordisk Film Production Danmark e Nordisk Film & TV Norge. Trust Nordisk si occupa anche della distribuzione mondiale del film.

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(Tradotto dal francese)

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