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FILM / RECENSIONI Francia

Recensione: La Cravate

di 

- Dopo La Sociologue et l'ourson, Étienne Chaillou e Mathias Théry firmano un documentario sottile sull'estrema destra attraverso il ritratto romanzato di un giovane militante

Recensione: La Cravate

"Era un ragazzo di vent'anni con un corpo massiccio e un collo potente, sormontato da una testa rotonda con i capelli rasati". In generale, quando il tema dell'estrema destra viene affrontato sullo schermo, non c’è molto spazio per le sfumature: ci si preoccupa (giustamente), si attacca, ci si indigna, si denuncia. Ma quando si tratta di spiegare come dei cittadini "come gli altri" si ritrovino incorporati nel movimento, è spesso difficile liberarsi delle proprie convinzioni ideologiche e ci si aggroviglia facilmente in analisi sociologiche o economiche, esponendoci alla trappola della caricatura e offrendo uno status confortevole di vittime a coloro che vorremmo appuntare. Tutte insidie, queste, ​​evitate con grande finezza dal documentario La Cravate [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
di Étienne Chaillou e Mathias Théry (duo nominato ai premi Lumières 2016 con La Sociologue et l’ourson), lanciato oggi nelle sale francesi da Nour Films.

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È proprio sulla scia di Bastien Régnier, un giovane piccardo recentemente promosso a segretario di circoscrizione del Front National ad Amiens, pochi mesi prima delle elezioni presidenziali del 2017, che si piazza la calma telecamera osservatrice dei due registi. Sostenitore del patriottismo e fan assoluto di Marine Le Pen (di cui ha un poster nella sua stanza), questo figlio di un imprenditore edile che ha studiato all'università ed è "considerato degno di apparire per far risuonare la musica del partito" da una gerarchia "rassicurata dalle sue capacità retoriche e dalla sua inflessibile lealtà", in particolare dal suo leader locale, l'ambizioso consigliere regionale Eric. Impiegato in un centro ricreativo, al desk del Laser Quest (un gioco di guerra immaginario di cui è tanto appassionato da aver creato una federazione nazionale) dopo essere stato licenziato da un ufficio tecnico a causa delle sue opinioni politiche, lo zelante e simpatico Bastien si svela a poco a poco nel corso del documentario e di una campagna presidenziale in cui alla fine la candidata di estrema destra fallirà al secondo turno contro Emmanuel Macron. E il suo ritratto svela sia il presente di un partito visto dall'interno sia un passato individuale molto problematico.

Concepito alla stregua di un romanzo iniziatico letto in voice-over da uno dei registi e riletto, commentato e discusso davanti alla cinepresa e a intervalli regolari dal protagonista, che il film segue il resto del tempo nella sua vita quotidiana di militante, La Cravate è strutturato in cinque parti ("Inizio della campagna", "In giacca e cravatta", "I demoni", "La fiamma", "Sulla soglia del potere") facendo emergere con grande finezza le chiavi psicologiche dell'esistenza di Bastien (la ricerca di rispettabilità, l'occultamento degli errori del passato). Uno specchio intimo in cui il giovane opera un processo di introspezione, in definitiva fonte di speranza e di trasformazione, e che getta anche luce in modo intelligente e leggero sul funzionamento del Front National (le ambizioni degli uni e degli altri, le strategie di comunicazione e di sdemonizzazione, le diverse sfaccettature della dottrina, il regolamento di conti, ecc.). Un'esplorazione molto ben condotta a livello narrativo (con un testo di ottima qualità letteraria) da Étienne Chaillou e Mathias Théry (che co-firmano la regia, la sceneggiatura, la fotografia e il montaggio), con una semplicità apparente in cui il microcosmo riflette il macrocosmo, dando allo spettatore un ampio spazio di informazione, interpretazione e riflessione, al di là di ogni preconcetto, nel posto giusto tra i due poli in cui oscilla Bastien ("nonostante tutto, fondamentalmente, penso di essere una brava persona, o almeno lo spero", "questo fa di me uno stronzo?").

Prodotto da Quark Productions, La Cravate è venduto da Nour Films.

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(Tradotto dal francese)

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