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BERLINALE 2020 Concorso

Recensione: Favolacce

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- BERLINALE 2020: Una calda e umida estate italiana fa da cornice a questa favola esplosiva dei fratelli D'Innocenzo

Recensione: Favolacce

Ambientato da qualche parte nella periferia di Roma, Favolacce [+leggi anche:
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di Fabio e Damiano D'Innocenzo – selezionati nella competizione principale della Berlinale, dopo che il loro lavoro La terra dell’abbastanza [+leggi anche:
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ha partecipato al Panorama 2018 – sarà pure ambientato in estate, ma si mantiene lontano dal divertimento e dai giochi tipici della stagione. Al contrario, piccole gelosie e un senso di ansia soffocante fanno schizzare ancora più in alto le temperature implacabili, accompagnate dagli echi televisivi di una tragedia familiare. E nulla sembra farle scendere, anche se i personaggi rinfrescano i loro piedi gonfi nella piscina del quartiere di proprietà di Bruno Placido (Elio Germano, che fa il doppio turno quest'anno al festival dopo la sua potente performance in Volevo nascondermi [+leggi anche:
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), un uomo di famiglia che cita Steve Jobs a cena con tanto entusiasmo quanto sogna di stuprare una donna incontrata alla festa di compleanno a sorpresa di una bambina.

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È davvero un mondo brutto quello che questo duo di registi ancora molto giovane offre qui – un mondo quasi interamente privo di sorrisi e fastidioso come un paio di pantaloni attillati in estate. Nemmeno l’"età d’oro" dell’infanzia viene risparmiata dall’indiscrezione degli adulti – e dalla cronologia porno del papà – e la curiosità dei più giovani si trasforma presto in rassegnazione. È qualcosa che Dennis (Tommaso di Cola) e il silenzioso, ritirato Geremia (Justin Korovkin) cercano di affrontare da soli, in modo piuttosto particolare. Guardano gli adulti, che sono beatamente inconsapevoli di essere osservati in ogni loro mossa, e cercano di mantenere una faccia seria quando li sentono vantarsi di assomigliare ad "Antonio Banderas, quello dello spot con le galline".

C'è un tocco di Happiness di Todd Solondz nell’insieme, anche se i personaggi di quest’ultimo erano adorabili in confronto alla comunità al vetriolo che mostrano i fratelli D'Innocenzo: cattivi e dediti solo a criticare il nuovo acquisto di un vicino o il fondoschiena di una ragazza incinta. Ciò che manca qui è la semplice empatia umana, qualcosa che miracolosamente l'autore americano ha sempre provato per la sua galleria di disadattati tristi e sciocchi. Tuttavia, nonostante i suoi momenti ripugnanti e la sua snervante colonna sonora (dominata da una cacofonia di grilli), questa follia estiva mostra una certa coerenza, generando un universo credibile.

Di fatto, il film risulta davvero interessante a volte, oltre che piuttosto divertente, anche se è un tipo di umorismo sporadico dinanzi al quale non conviene abbassare la guardia. Eppure, Favolacce stanca un po’ mano a mano che le giornate oziose e nebulose avanzano con tutta la loro crudeltà quotidiana, alla quale i registi sembrano non voler rinunciare. Ci dicono che, nonostante la loro gradita oscurità, queste Favolacce sono preoccupanti, certo, ma anche facili da scrollarsi di dosso quando è il momento di andare a dormire. E il finale dimostra che gli adulti sono sempre gli ultimi a rendersi conto di ciò che è sempre stato sotto il loro naso, più interessati a concludere l’ennesima giornata noiosa su un cuscino umido che a fornire ai loro bambini almeno un barlume di speranza.

Scritto dai fratelli D’Innocenzo, Favolacce è una coproduzione italo-svizzera guidata da Agostino e Giuseppe Saccà per Pepito Produzioni, e coprodotta da RAI Cinema, Amka Film, QMI e Vision Distribution. Le vendite mondiali sono gestite da The Match Factory.

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(Tradotto dall'inglese)

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