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BERLINALE 2020 Encounters

Recensione: The Metamorphosis of Birds

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- BERLINALE 2020: Il primo lungometraggio di Catarina Vasconcelos è un'ode visiva alla bellezza del ciclo implacabile della vita (e della morte)

Recensione: The Metamorphosis of Birds
Manuel Rosa in The Metamorphosis of Birds

Acqua, alberi, uccelli: questo semplice ordine potrebbe facilmente descrivere il processo attraverso il quale alcuni elementi sono apparsi – o sono stati creati – sulla Terra. È così che è iniziata la vita, e sono questi i pilastri naturali del primo lungometraggio di Catarina Vasconcelos, The Metamorphosis of Birds [+leggi anche:
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intervista: Catarina Vasconcelos
scheda film
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, proiettato nella sezione Encounters alla 70ma Berlinale. È un film profondamente personale che potrebbe essere etichettato come un'autobiografia, anche se è un chiaro ibrido tra finzione e documentario. Attraverso un film magnificamente composto, vediamo le basi e la vita della famiglia della regista – basi che sono state rotte, danneggiate o segnate dalla morte degli alberi che un tempo davano agli uccelli un luogo dove vivere e la possibilità di crescere, garantendo loro una superficie solida più vicina al cielo, da dove potessero imparare a volare. È un luogo che è scomparso quando sono morte due persone: la nonna di Catarina, Beatriz, e la madre di Catarina.

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"Triz" è la prima parola che sentiamo (dopo alcuni respiri profondi e sonori): questo nome, questa presenza, risuonerà per tutto il film. Il nonno di Catarina è il primo elemento visivo in questo film: i suoi occhi sono la prima immagine che vediamo. Ci danno una visione di una persona che era costantemente persa in mare, lontano dalla sua famiglia, sua moglie e le loro vite quotidiane. Ma in questo film non è solo: è una delle tante gamme di toni, voci e prospettive. Il narratore si sposta tra la sua voce e quelle che sono (o erano) sulla terraferma, nel passato e nel presente. Ascoltiamo e conosciamo Beatriz, Jacinto (il padre di Catarina) e la stessa Catarina. Le voci, così come le idee e i pensieri presentati, potrebbero non essere quelli dei personaggi autentici nella vita reale, ma questo ha qualcosa a che fare con la strategia generale del film: è un adattamento visivo e concettuale della realtà, che possiamo afferrare in modo sottile ma significativo, attraverso la rappresentazione dell'energia e del calore che queste persone e questi personaggi emanavano nella vita reale.

Questa strategia ibrida e questa separazione tra vita reale e film, documentario e finzione, possono essere avvertite anche nella composizione visiva. In un film che esplora la perdita, il lutto, la vita, la morte, la felicità e il dolore, in cui le emozioni potrebbero facilmente manifestarsi in maniera anarchica dal punto di vista visivo, le immagini finiscono per portarci in uno spazio silenzioso e controllato, dove tutto è sistematicamente posizionato davanti alla telecamera, dove tutto è attentamente orchestrato per permetterci di immergerci nella bellezza degli elementi, come se il film stesso fosse una serie di dipinti di nature morte.

Questo lavoro in due parti approfondisce l'esperienza della regista con la perdita, partendo dal tentativo di conoscere meglio sua nonna per poi diventare un saggio sul suo rapporto con il padre, dopo la perdita di sua madre. C'è un tema generale delle famiglie "senza madre", con scorci di memoria culturale portoghese dalla metà del XX secolo (Salazar, le colonie, la guerra e persino il posto della donna nella società) fino ai giorni nostri. Ma il nucleo principale del film finisce per essere una lettera d'amore per le persone che sono transitate sulla Terra e che, essendo alberi, il pilastro principale della nostra esistenza, ci hanno permesso di volare. È un eterno processo di metamorfosi, un ciclo infinito di morte e nascita: un amore che prevale nella pura bellezza della vita.

The Metamorphosis of Birds è prodotto dalla portoghese Primeira Idade.

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(Tradotto dall'inglese)

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