email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

BERLINALE 2020 Panorama

Recensione: Surge

di 

- BERLINALE 2020: Ben Whishaw offre un'interpretazione straordinaria nei panni di uno squilibrato addetto alla sicurezza aeroportuale nell'intenso debutto di Aneil Karia

Recensione: Surge
Ben Whishaw in Surge

Surge [+leggi anche:
intervista: Aneil Karia
scheda film
]
, presentato nella sezione Panorama del 70° Festival di Berlino, ha una fotografia che ricorda Rosetta dei fratelli Dardenne e un personaggio principale che riecheggia il William "D-Fens" Foster di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia. È il primo lungometraggio del regista britannico Aneil Karia, il cui CV vanta acclamati cortometraggi e la regia di Top Boy per Netflix. Surge lo vede riunirsi a Ben Whishaw, protagonista del suo corto del 2013 Beat. Karia e Whishaw ci portano a fare un giro per Londra con un uomo che è arrivato a fine pista e ha deciso di saltar giù dall'aereo.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

È la storia di Joseph (Whishaw), un addetto alla sicurezza aeroportuale il cui compito è quello di ispezionare le persone e farle passare attraverso i metal detector. È un solitario. Cammina da solo per il trafficato aeroporto, indossando la sua uniforme blu e sfoggiando un taglio di capelli corto. Si siede lontano dai suoi colleghi nella stanza del personale, divorando la sua torta mentre ascolta i suoi colleghi parlare di tecnologia. Più tardi quel giorno – il suo compleanno, a quanto pare – lo vediamo seduto su un divano a guardare la televisione da solo.

Quando Joseph va a trovare i suoi genitori, mamma Joyce (Ellie Haddington) e papà Alan (Ian Gelder), diventa evidente che è sempre stato tormentato da loro. Sua madre, in particolare, lo critica e lo punzecchia, arrabbiandosi quando lui entra in cucina e la vede preparare una torta a sorpresa. Qui, la camera di Stuart Bentley è sempre in movimento, con inquadrature strette e colori tenui, creando una sensazione quasi palpabile di claustrofobia. Man mano che la frustrazione di Joseph aumenta, la sua rabbia finisce per esplodere - e niente sarà più come prima. Durante il viaggio in treno verso casa, il giovane inizia a comportarsi in un modo ancora più strano, molestando una ragazza sul treno, chiarendo così di essere un anti-eroe emotivamente devastato e in caduta libera.

Whishaw è nato per interpretare ruoli come questo, dove può mostrare stranezze attraverso piccoli tic ed espressioni facciali. L'attore porta tutto il peso drammatico del film, mentre uno sconvolto Joseph fa di tutto per rimediare un cavo HDMI per la televisione della sua collega Lily (Jasmine Jobson). La trama non è il punto di forza del film, sostenuto essenzialmente dall’interpretazione principale. Nonostante la natura implacabile dell’instabile Joseph, Whishaw riesce a farci entrare in sintonia con il personaggio, che sia a un matrimonio, su una panchina o semplicemente camminando per strada. Perciò, non sorprende che l'interprete abbia vinto il premio come miglior attore quando Surge ha debuttato al Sundance.

Mentre la relazione con Joyce è ben disegnata, la connessione con Lily avrebbe potuto essere più definita. È difficile capire perché Lily accetti il suo comportamento. Tuttavia, nonostante la fragile trama, è un piacere lasciarsi trasportare dal film, che ci offre scene in cui possiamo sbirciare nella mente fratturata di Joseph. Karia fa un lavoro straordinario presentando un mondo pieno di strumenti di comunicazione ma con pochi collegamenti reali, in un film che non dà neanche un momento di tregua.

Surge è prodotto dalla britannica Rooks Nest Entertainment ed è venduto da Protagonist Pictures.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy