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VISIONS DU RÉEL 2020

Recensione: L’acqua, l’insegna la sete - Storia di classe

di 

- Il documentario di Valerio Jalongo segue un professore che incontra suoi alunni della scuola Cine Tv Roberto Rossellini dopo 15 anni. Una riflessione su insegnamento, scrittura e valore delle cose

Recensione: L’acqua, l’insegna la sete - Storia di classe

Mai come in questo periodo di difficoltà per il lockdown da virus si sta riflettendo sul ruolo della scuola e dell’insegnamento e con esemplare tempismo il nuovo film documentario di Valerio Jalongo in Concorso nazionale al festival di Nyon Visions du Réel, L’acqua, l’insegna la sete - Storia di classe [+leggi anche:
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, ne ripropone l’urgenza. Dall’infinitamente piccolo delle particelle studiate al CERN di Ginevra, al centro de Il senso della bellezza del 2017, Jalongo si è spostato sull’infinitamente indefinito della mente dei nostri giovani.

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Affiancandosi ad un professore di italiano in pensione, Gianclaudio Lopez, il regista ha realizzato un cortocircuito temporale viaggiando avanti e indietro nel tempo e nelle vite di un gruppo di giovani studenti, rivelandone passioni, debolezze, sogni e ambizioni frustrate in modo quasi lacerante. Lopez ritrova in un vecchio giornale di classe una poesia di Emily Dickinson, L’acqua, l'insegna la sete, che nei suoi versi rivela come la vita insegni il valore delle cose. Da lì parte il viaggio, attraverso tutto quello che Lopez ha conservato di quella classe del 2005, compiti, temi, e il video diario girato insieme ai ragazzi quindici anni prima. Si, perché quella scuola non è una scuola qualsiasi, ma l’Istituto Roberto Rossellini di Roma, dove si insegna a fare cinema ed audiovisivo. Jalongo e il professore hanno rintracciato alcuni di quegli studenti, oggi trentenni, ed le loro realtà disegnano drammaticamente il fallimento del “sogno”. Nessuno di loro lavora nel cinema.  Yari, Jessica, Lorenzo, Gianluca, Corinna, Alessio. Qualcuno ha provato a lavorare nel mondo dell’industria audiovisiva ma ora chi assiste amorevolmente gli anziani, chi fa l’animatore nei centri commerciali, chi ha messo su una pensione per cani, chi si prende cura delle piante dei parchi romani.  Quella ”storia di classe” del titolo del film ci parla anche di “classe sociale”, quella che è costretta ad accettare lavori da 500 euro al mese e scoprirà poi di aver diritto ad una pensione meno che misera.

Il sapiente contributo alla sceneggiatura di Linda Ferri (La stanza del figlio [+leggi anche:
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di Nanni Moretti) e il montaggio parallelo (di Mirco Garrone e Lizi Gelber) dei video girati in aula nel 2005 e le immagini odierne, rivelano l’intimità di esistenze spesso lacerate, e la sconfitta di un sistema scolastico che non riesce ad entrare in contatto con i ragazzi e non sa preparare alla vita, nonostante la passione incrollabile di insegnanti come Lopez.

Ma è la scrittura l’elemento che rende prezioso questo documentario. Quei ragazzi che ostentano sicurezza a scuola, nascondendo la creatività dietro gesti di ribellione alle regole, provocazioni al limite del teppismo, svelano invece se stessi senza pudore in quei temi conservati dal professore che ama Emily Dickinson, e la parola scritta diventa processo di autoanalisi e cura di sé. Disagi familiari, aspirazioni, sentimenti reconditi vengono alla luce in quella pagine che contrastano con le immagini.  E i trentenni inquieti di oggi a rileggere quelle parole con Lopez ritrovano i frammenti di quel che sono stati, in sequenze di commovente amarezza, ben fotografate da Massimo Franchi.

L’acqua, l’insegna la sete – Storia di classe è una coproduzione svizzera-italiana Aura Film, RSI Radiotelevisione svizzera, Ameuropa International con RAI Cinema. L’uscita in Italia, precedentemente annunciata in sala, è prevista a maggio su una piattaforma digitale.

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