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FILM / RECENSIONI Bulgaria / Germania / Macedonia del Nord / Serbia / Belgio

Recensione: 18% Grey

di 

- Il film di Viktor Chouchkov sull'amore e le relazioni fallite è tornato nei cinema bulgari dopo la cancellazione della sua première al festival di Sofia

Recensione: 18% Grey
Ruscen Vidinliev in 18% Grey

Dopo un breve passaggio nei cinema locali e una première festivaliera che avrebbe dovuto svolgersi in concorso al Festival internazionale del cinema di Sofia, poi cancellato, il dramma del regista bulgaro Viktor Chouchkov 18% Grey [+leggi anche:
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è tornato nei cinema del suo paese poco dopo la loro riapertura con una capacità ridotta al 30%. Con Ruscen Vidinliev nei panni di Zachary, un fotografo bulgaro che affronta una relazione fallita e una carriera fallita, il film risulta troppo lungo, ma oltre a interpretazioni oneste e a un'atmosfera molto paneuropea, offre anche un'esplorazione di alcuni temi che potrebbero interessare il pubblico internazionale.

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Sin dalla prima scena, incontriamo Zachary e Stella (Dolya Gavanski, che figura anche fra i tre sceneggiatori del film), due artisti bulgari che vivono a Londra. È ovvio che sono profondamente innamorati, ma il pubblico presto capisce che questo è solo un flashback, perché nel presente la loro relazione è finita. Insoddisfatti per la loro condizione di vita di immigrati costretti a scendere a compromessi (Stella) o a rinunciare ai propri sogni (Zachary), il loro rapporto collassa tra amarezza e gelosie, con Stella che parte in cerca di una vita migliore a Berlino.

Vidinliev (anche protagonista di A Picture with Yuki [+leggi anche:
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di Lachezar Avramov) interpreta al meglio Zachary, un fotografo spinto dalla nomination per un prestigioso premio internazionale a lasciare la città bulgara di Varna e a provare a sfondare in una delle capitali artistiche del mondo. Ora, abbandonato da Stella, il protagonista è ossessionato dal suo passato, dalle sue scelte e dall'amore perduto, in sequenze malinconiche in cui tutti i suoni e gli oggetti sembrano ricordargli ciò che ha perso. Un violento incontro con tre criminali spinge Zachary ad agire e così 18% Grey si trasforma in un road movie, con il protagonista che si dirige a Berlino per riconquistare Stella.

Il film risente in qualche modo delle convenzioni drammatiche, poiché la storia è un mix di flashback di tre diversi periodi della vita di Zach (chiamiamoli Felicità, Frustrazione e Perdita) e una serie di cosiddetti "incontri significativi", che costringono il protagonista a uscire dalla sua zona di comfort durante il suo viaggio verso Berlino. Questo approccio è in qualche modo artificioso, poiché ogni incontro è ovviamente progettato per servire uno scopo, che sia divertire, sorprendere o commuovere il pubblico. Queste convenzioni, oltre alle sue ambizioni artistiche e paneuropee, rendono 18% Grey un po' troppo simile a Light Thereafter [+leggi anche:
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di Konstantin Bojanov, il che probabilmente spiega la mancanza di interesse dei grandi festival per il film di Chouchkov. Tuttavia, sostenuto dalla performance sfumata di Vidinliev, il regista dimostra di saper navigare nelle complesse e dolorose acque della perdita e della rinascita.

Una storia come questa, su un immigrato a Londra, offriva sicuramente più di un'occasione di critica sociale, ma il film si interessa di più ai suoi aspetti artistici e sentimentali, uniti a un'analisi interessante di come "vendiamo "(o censuriamo) noi stessi nel nostro rapporto con gli altri, siano essi i nostri partner, datori di lavoro o clienti. Nonostante l’opinabile colpo di scena che riserva la storia (no spoiler!), 18% Grey merita sicuramente l'attenzione del pubblico internazionale quando il film uscirà fuori dalla Bulgaria.

18% Grey è prodotto da Chouchkov Brothers (Bulgaria), Ostlicht Filmproduktion (Germania), Bulgarian National Television, Raised by Wolves (Belgio), Sektor Film (Macedonia del Nord) e Cinnamon Films (Serbia).

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(Tradotto dall'inglese)

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