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SARAJEVO 2020 Concorso documentari

Recensione: Holy Father

di 

- Il documentario estremamente personale di Andrei Dăscălescu va al cuore dell'idea di famiglia

Recensione: Holy Father

Dopo essersi aggiudicato una menzione speciale nel 2009 con il suo documentario d’esordio Constantin and Elena e aver gareggiato di nuovo nel 2017 con Planeta Petrila [+leggi anche:
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, il regista rumeno Andrei Dăscălescu prova di nuovo a vincere un Cuore al Sarajevo Film Festival con il suo ultimo doc, Holy Father. Lasciandosi alle spalle il suo approccio osservativo, il regista diventa lui stesso protagonista di una storia su famiglie lacerate, fede e speranza per un futuro migliore.

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Nello spirito e nell'approccio, Holy Father è piuttosto simile a un altro nuovo documentario rumeno, House of Dolls [+leggi anche:
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di Tudor Platon (anch'esso in concorso a Sarajevo), ma è più ambizioso, più conflittuale e riesce a toccare più argomenti, in una discussione quasi filosofica sull'impermanenza e come possiamo solo arrenderci al tempo e ai cambiamenti inesorabili che ci impone.

Tutto inizia quando Andrei scopre (davanti alla telecamera) che la sua ragazza Paula diventerà madre. Mentre i futuri genitori annunciano la buona notizia alla loro famiglia (con reazioni piuttosto poco entusiaste, a parte un toccante cameo dei nonni del regista, i protagonisti di Constantin and Elena), Andrei riflette sul suo rapporto con il padre, che ha lasciato i suoi due figli quando Andrei era solo un bambino e ora è un monaco sul Monte Athos, in Grecia. Il regista lo va a trovare e diventiamo testimoni di un’impresa doppia: l'esplorazione della vita semplice di un uomo di Dio e la ricerca nel passato della famiglia.

Se Paula, aspirante attrice, è abbastanza a suo agio davanti alla telecamera, il padre, Calinic, è ovviamente un protagonista riluttante. Lo vediamo più volte esortare suo figlio a spegnere la telecamera, ma presto si apre un po' di più. Le interazioni tra i due uomini sono il cuore della storia, e sottolineano la paura di Andrei di diventare un cattivo padre, mancante e assente come lo era il suo. Ma diventiamo davvero i nostri genitori a un certo punto della vita? Oppure, come dice padre Calinic, i peccati dei nostri padri ricadono davvero su di noi?

Come spettatori, non sappiamo quanto sia costruito questo documentario o quante prove ci siano dietro queste interazioni, ma sembrano oneste, e il conflitto tra il figlio che ha bisogno di una spiegazione o addirittura di scuse, e il padre molto riluttante a offrire entrambe, è accattivante. È una discussione sulla storia familiare e sul modo in cui la memoria, il risentimento e persino il pettegolezzo possono costruire una storia che si adatta alle nostre predisposizioni, una storia che diventa la nostra verità contorta, alimentando il risentimento con il passare degli anni. C'è qualcosa di molto toccante nel modo in cui il monaco anziano dà consigli sulla genitorialità a suo figlio. Sebbene provenga da un padre che non è mai stato padre, potrebbe essere esattamente il tipo di consiglio che avrebbe voluto ricevere e seguire in gioventù...

Holy Father si sposta fluidamente dagli errori del passato ai rimpianti di oggi, ma si sofferma sulla speranza dei giovani genitori per un futuro perfetto per la loro figlia. Hanno ragione a sperare, perché la loro storia è ancora tutta da scrivere. E forse non diventeranno mai come i loro genitori...

Il documentario è prodotto da Filmlab in coproduzione con HBO Europe. Le vendite internazionali sono gestite da Cats & Docs.

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(Tradotto dall'inglese)

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