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HAUGESUND 2020

Recensione: My Favorite War

di 

- Chiaramente non una fan delle storie in bianco e nero, nel suo complesso film Ilze Burkovska Jacobsen rivendica cinquanta sfumature di grigio

Recensione: My Favorite War

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di Ilze Burkovska Jacobsen sembra essere sulla buona strada per diventare una delle scoperte festivaliere di quest'anno. Riflessivo, intelligente ed estremamente godibile, questo "documentario animato" è – insieme al recente Kill It and Leave This Town [+leggi anche:
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di Mariusz Wilczyński – un esempio perfetto di come una storia profondamente personale possa di colpo diventare inclusiva, anche per gente a cui non è capitato di crescere con la sigla della serie polacca Four Tank-Men and a Dog che campeggia su tutti i televisori del quartiere, o con la faccia della sua attrice Pola Raksa. Una canzone così iconica che da allora caratterizza un'intera generazione.

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Jacobsen non evita i riferimenti che potrebbero risultare troppo specifici, troppo locali o troppo sottili per essere colti subito. Ma li gestisce bene: la narrazione non rinuncia alla sua identità per viaggiare più facilmente nel mondo, e rimane comunque incredibilmente facile da seguire. Mentre esplora la sua stessa infanzia in Lettonia durante l'occupazione sovietica (un periodo non così allegro nell'autoproclamato "paese più felice del mondo"), Jacobsen non guarda dall'alto in basso la ragazzina che aveva per davvero una sua guerra preferita (la Seconda guerra mondiale, ovviamente, con il suo utile divario "noi" e "loro" sfruttato poi per i decenni a venire), ma invece abbraccia le sue osservazioni e la sua immaginazione. Le interessa in particolar modo il momento in cui, nonostante tutta la propaganda, si inizia lentamente a mettere in discussione le cose – un'esperienza non facile, per bambini o per adulti, né particolarmente gradita in questo mondo grigio e rassegnato.

Quasi completamente privo di colori vivaci, ad eccezione delle sciarpe rosse indossate con orgoglio dai giovani pionieri, My Favorite War sembra avvolto da un fumo pesante e sgradevole, forse a ragione, vista la difficoltà di respirare che hanno i protagonisti. Con i suoi inserti live-action, l'animazione non è mai veramente carina, nonostante tutti i fiocchi nei capelli delle bambine, o volta a destare meraviglia. Con degli inquietanti ciottoli neri al posto degli occhi, queste persone – create con l'aiuto dell'illustratore norvegese Svein Nyhus – non rivelano mai quello che stanno pensando, specialmente quando i resti dei soldati tedeschi emergono nella sandbox dei bambini.

Per quante storie sepolte vengano alla luce, il film è essenzialmente intimo, incentrato sulle lotte di una famiglia tanto quanto sulle bugie e sulla politica. Ma Jacobsen, chiaramente una regista generosa, si avventura anche al di fuori della propria testa, aggiungendo altre voci che raccontano storie che a volte sono tristi, a volte brutali, e talvolta finiscono semplicemente sussurrando che "una cicogna, è una benedizione per una casa". Qualunque cosa dicano, vale la pena ascoltarla.

Scritto e diretto da Ilze Burkovska Jacobsen, My Favorite War è prodotto da Trond Jacobsen e Guntis Trekteris per Bivrost Film & TV e Ego Media, che gestisce anche la distribuzione.

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(Tradotto dall'inglese)

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