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SARAJEVO 2020

Recensione: Uppercase Print

di 

- Radu Jude conduce una delle indagini più strane della memoria recente, basata sull'opera di Gianina Cărbunariu

Recensione: Uppercase Print
Şerban Lazarovici in Uppercase Print

Presentato di recente al Sarajevo Film Festival dopo una prima alla Berlinale all'inizio di quest'anno, Uppercase Print [+leggi anche:
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di Radu Jude è descritto come un "docudrama" nel senso ampio del termine (e lo rende chiaro nelle scene iniziali). Tre attori televisivi gridano "Quando parliamo del valore della Romania, Ceaușescu è nelle nostre anime!", ma al momento del secondo ciak, cala il silenzio: non c'è testo sul gobbo, e quando si parla del valore della Romania è meglio non improvvisare.

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Il film, tratto da un'opera teatrale basata su documenti della polizia segreta del cosiddetto caso "Fence" del 1981 – quando un ragazzo disilluso di nome Mugur Călinescu (Şerban Lazarovici) scrisse messaggi di protesta contro il regime sui muri – è il tipo di lavoro che fa impazzire i critici. Complesso, intelligente ed esageratamente lungo, si trasforma rapidamente nell'indagine più strana della memoria recente. La polizia segreta insegue il misterioso autore armato di poco più di qualche campione della sua calligrafia, esortando i cittadini a “dire un deciso NO alla situazione che si sta sviluppando nel nostro Paese”, prima di confrontarla con quella polacca. Ben presto, con l'aiuto dei loro esperti e informatori, trovano il colpevole. Lui ha 16 anni.

Che Jude sia uno dei registi rumeni più interessanti è ormai un dato di fatto, e non solo perché è passato direttamente da Aferim! [+leggi anche:
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, dimostrando che, a questo punto, può fare qualsiasi cosa. Sempre pronto a dare una nuova occhiata al passato, specialmente a quello che gli altri preferirebbero nascondere sotto il tappeto, non cerca nemmeno di oscurare le radici teatrali di questa storia. I suoi attori si trovano su un palco modesto, recitando alla lettera le battute che sono riportate nei documenti e nel modo più indifferente possibile, il che in realtà fa sì che lo spettatore si impegni ad ascoltare meglio. Descrizioni così concrete della vita di qualcuno che viene lentamente ridotta a brandelli mandano brividi alla spina dorsale, così come osservazioni come "la madre piange" pronunciate con una faccia di bronzo. Ma questo stile di performance è solo un elemento che rende Uppercase Print così efficace. Il montaggio di Cătălin Cristuțiu contribuisce all'effetto, poiché inserisce numerose immagini d’archivio della televisione nazionale, coprendo di tutto, dai servizi entusiastici sulla pulizia dei tappeti che ora si svolge sui tetti, alle ricette di moussaka e persino a una zuffa inaspettata tra due bambini che ballano di fronte alla telecamera.

Il "metodo" di Jude è intenso e si prolunga anche oltre il desiderabile. Ma in definitiva il suo film rimane una visione molto più coinvolgente di un certo tempo e delle sue contraddizioni rispetto a ciò che molti drammi prestigiosi ed emotivi potrebbero offrire. E anche se "un ritratto di un'intera epoca mostrata attraverso un individuo" potrebbe suonare come un cliché, questo approccio qui è per la maggior parte efficace. Anche nelle battute consegnate direttamente alla telecamera senza che le emozioni traspaiano dai volti degli attori, la sensazione è sempre lì, e il processo di rottura di un giovane idealista, raccontato in dettaglio, è prevedibilmente difficile da sopportare. "Ti seguiranno anche tra 10 anni", dice l'attore, ripetendo le parole del padre di Călinescu, eppure tutto ciò che vedi in TV è, ad esempio, un'intervista sui benefici dell'esercizio quotidiano. C’è da aspettarsi disregolazione emotiva e dissociazione per gli anni a venire.

Uppercase Print è prodotto da Ada Solomon per microFILM. Le vendite internazionali sono curate da Best Friend Forever.

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(Tradotto dall'inglese)

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