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FILM / RECENSIONI Italia

Recensione: Vulnerabile bellezza

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- Il doc di Manuele Mandolesi, vincitore del Globo d’Oro, si concentra sul coraggio di una famiglia che trasforma la devastazione del terremoto in un’opportunità

Recensione: Vulnerabile bellezza

Hanno cambiato sei alloggi in un anno, tra bungalow, camper e case di fortuna. Ma mentre le ruspe buttavano giù gli edifici fatiscenti e raccoglievano le macerie, loro pensavano solo a fare nuovi progetti e a ricostruire. È la vicenda esemplare di una famiglia di giovani allevatori di Ussita (in provincia di Macerata, regione Marche), rimasta senza casa come altre 41mila persone a seguito del devastante terremoto che ha colpito il centro Italia esattamente quattro anni fa (era il 24 agosto 2016), che il regista Manuele Mandolesi ha scelto di raccontare in Vulnerabile bellezza [+leggi anche:
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, il suo documentario vincitore del Globo d’Oro lo scorso luglio, e ora in programmazione al Trento Film Festival e al Festival internazionale del film di Nancy.

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Michela Paris e Stefano Riccioni, con i loro deliziosi figli di 4 e 5 anni Emma e Diego, sono i protagonisti di questo film, parte di un progetto più ampio intitolato La vulnerabilità della bellezza che raccoglie tre storie dal terremoto con diversi protagonisti e diversi linguaggi da distribuire su più piattaforme. Un progetto destinato a tenere viva l’attenzione su queste popolazioni del centro Italia che dopo quattro anni ancora vivono in condizioni precarie o non sono riuscite a tornare nelle loro terre, poiché l'attesa ricostruzione non è ancora partita. Mandolesi trascorre con la famiglia Riccioni un anno, dalla primavera 2017 alla primavera 2018, ossia dal momento in cui, passati dodici mesi dal terribile evento che ha danneggiato più di 87 comuni tra Marche, Umbria e Lazio, cominciano a ricostruire le stalle per i loro animali e a mettere su una nuova casa, che riusciranno a realizzare grazie alla donazione di un privato.

Il fuoco del doc di Mandolesi non è la denuncia né l’autocommiserazione, bensì il coraggio e l’operosità di questa solida famiglia di allevatori che vivono a stretto contatto con la natura, e che per questo ne accettano anche i risvolti più infausti: il terremoto è un evento naturale che può rappresentare un’opportunità di rinascita e di cambiamento, per loro e per la loro terra. “Abbiamo la fortuna di essere qui e di poterlo raccontare”, ripete Michela pensando a chi invece non c’è più, quindi non resta che agire. La vediamo all’opera, insieme al marito, nella cura quotidiana del loro bestiame, e dei loro figli piccoli, al ritmo delle stagioni. Li vediamo poi immaginare nuove stalle con una vista mozzafiato sulle montagne. A un certo punto, poi, Michela ritira un premio per la biodiversità nell’agroalimentare, ed è lì che capiamo che quello dei Riccioni è un allevamento speciale, di pecore di razza sopravissana, tipica dell’area dei Monti Sibillini e a rischio estinzione. Nel momento di maggiore difficoltà post terremoto, loro sono riusciti persino ad accrescere il loro gregge, da 25 a 300 capi, per produrre lana, latte e carne di massimo pregio.

Un altro protagonista del documentario è il paesaggio, in particolare le montagne: Mandolesi le fotografa ripetutamente in tutta la loro bellezza e asperità. È una terra maestosa e vulnerabile che si muove e talvolta frana, ma che sarebbe ancora più vulnerabile senza il sostegno dei suoi migliori e affezionati abitanti.

Prodotto da Respiro Produzioni, Vulnerabile bellezza ha vinto il premio Popoli DOC-CG Entertainment come miglior film italiano al Festival dei Popoli 2019 di Firenze, è quindi visibile anche on demand sulla piattaforma CG Entertainment.

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