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VENEZIA 2020 Concorso

Recensione: Padrenostro

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- VENEZIA 2020: Nel suo terzo film, Claudio Noce va sul personale e poi si perde

Recensione: Padrenostro
Pierfrancesco Favino e Mattia Garaci in Padrenostro

Presentato nel concorso principale della Mostra del cinema di Venezia – in attesa di un'uscita nelle sale locali, già prevista per il 24 settembre – Padrenostro [+leggi anche:
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intervista: Claudio Noce
scheda film
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è probabilmente il lungometraggio di Claudio Noce più personale fino ad oggi. È anche un po' disordinato, troppo lungo e sovraccarico di musica, ma la presenza del popolare Pierfrancesco Favino potrebbe bastare per invogliare il pubblico a tornare nelle sale dopo il COVID-19. Almeno nel suo paese d'origine, lasciando tutti gli altri a grattarsi il capo per la confusione.

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Ma tutto ciò a condizione che agli spettatori italiani piaccia guardare un film composto principalmente dai primi piani del biondo e angelico protagonista di Noce – il che è sempre una decisione azzardata a meno che il tuo attore bambino non si chiami Haley Joel Osment. Sono gli anni '70, Valerio (Mattia Garaci) di dieci anni e sua madre assistono a un attentato al padre, Alfonso (Favino). Mentre è gravemente ferito, un terrorista muore, rendendo molto difficile per il ragazzo sensibile tornare a una parvenza di vita normale. Fino a quando non incontra il tipo di amico che non ha mai avuto: Christian (Francesco Gheghi), poco più grande di lui, che compare un giorno, sogghignando per le scarse abilità calcistiche di Valerio, e che poi comincia a girargli intorno. È così misterioso che non si può fare a meno di chiedersi se il piccolo protagonista sia un altro che "vede le persone morte", soprattutto perché non molto tempo prima viene mostrato mentre dà da mangiare al suo amico immaginario, al riparo da occhi indiscreti.

Questa è la parte più interessante del film: la decisione di Noce di attenersi al punto di vista del bambino, qualunque cosa accada. Certamente rende le cose più vaghe, perché con la sala tv trasformata in una “no-go zone”, il piccolo Valerio sa solo quello che gli viene detto, e solo quando lo chiede lui. Ma nonostante gli adulti siano estremamente criptici sulla situazione di Alfonso, il senso di minaccia costante è palpabile. Anche perché suo padre ormai va e viene, e ogni squillo di telefono distrugge il già fragile senso di stabilità. Puoi tenere i bambini all'oscuro di tutto, a quanto pare, ma loro coglieranno comunque quel tanto che basta per essere spaventati.

Noce sa certamente come ci si sente: anche suo padre, un vice capo della polizia, aveva un bersaglio sulla schiena ed è stato infine vittima di un attentato quando il regista aveva solo due anni. Ma con la sua serie infinita di corse al rallentatore e immagini baciate dal sole, soprattutto una volta che l'azione si sposta in Calabria, Padrenostro avrebbe potuto beneficiare di un ritmo più veloce e una sceneggiatura più polposa, e anche fare a meno di una sciocca svolta finale. Soprattutto perché già c'erano le basi di un'interessante storia d'amore tra un bambino e suo padre che, secondo alcuni, “è un eroe”, mentre altri hanno un'opinione diversa. È una figura assente, eppure meno tempo trascorre in casa, più diventa romantico, spingendo la madre di Valerio a chiedere infine a suo figlio: "Perché io non ti basto?".

Padrenostro è una produzione italiana guidata da Andrea Calbucci, Pierfrancesco Favino e Maurizio Piazza per Lungta Film, Pko Cinema & Co, Tendercapital Productions e Vision Distribution (che si occupa anche delle vendite internazionali), in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video.

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(Tradotto dall'inglese)

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