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VENEZIA 2020 Orizzonti

Recensione: Night of the Kings

di 

- VENEZIA 2020: Le lotte di potere e le dispute ereditarie si riflettono nell'universo spietato di una prigione piena di misticismo africano nell'affascinante secondo lungometraggio di Philippe Lacôte

Recensione: Night of the Kings
Bakary Koné in Night of the Kings

"Adesso sei Roman, il principe senza regno. Dovrai raccontarci delle storie." Un'ingiunzione che sembra un ultimatum per il giovane nuovo arrivato, circondato dall'inquietante tensione dei detenuti della sovraffollata prigione MACA di Abidjan, e al quale viene mostrato anche un gancio di ferro sospeso se non prende sul serio il suo ruolo. Un rito sullo sfondo di una lotta di potere in un universo assai violento e codificato che Philippe Lacôte ha colto con grande creatività in Night of the Kings [+leggi anche:
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intervista: Philippe Lacôte
scheda film
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, presentato nella sezione Orizzonti della 77a Mostra del Cinema di Venezia.

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Perché il regista (che ha debuttato a Cannes nel 2014 con Run [+leggi anche:
recensione
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) non si limita alla classica dimensione drammatica del genere dei film ambientati in carcere. Riesce a introiettarvi, aprendo le porte ad altri mondi all'interno della narrazione, le pulsazioni dell'Africa dei griot, mescolando credenze irrazionali al realismo della sopravvivenza e del crimine nelle periferie, in connessione con la guerra civile in Costa d'Avorio del 2010-2011.

Barbe Noire (Steve Tientcheu), Nivaquine, Demi Fou, Sexy, Razor Blade, Silence, ecc. I soprannomi degli occupanti della MACA danno un'immagine abbastanza rappresentativa dell'atmosfera che regna nei luoghi dove le guardie si rifugiano nei loro uffici, lasciando i prigionieri completamente liberi di muoversi e uccidersi a vicenda ("la MACA è loro. Devono spargere sangue "). L'atmosfera è particolarmente tesa dato che il boss, Barbanera, sta morendo e il suo posto è ambito da un gruppo rivale. Per risparmiare tempo, riunire le sue truppe e conformarsi alle tradizioni, invoca quindi la luna rossa e il rito di Roman, un "raccontami una storia, c'era una volta" che mette in subbuglio i detenuti, sull’orlo della rivolta, mentre i contendenti al trono tramano nell’ombra. Al centro di questo caos, il giovane Roman (Bakary Koné), che si gioca la vita in una notte, inizia a raccontare (e inventare) la vita di Zama King, una leggenda metropolitana, il capo della banda dei Microbi, nel quartiere senza legge...

Intrecciare più strati di narrazioni all'interno dello stesso film è un'impresa piuttosto rischiosa, ma Philippe Lacôte riesce a conferire una notevole omogeneità a un insieme molto vivace che attinge a tutto l’immaginario e il fervore africano. Da una guerra guidata da una strega regina (effetti speciali notevoli) consigliata da un cieco che sarebbe il padre adottivo di Zama King, passando per l'ascesa criminale del giovane sulla scia dell'FRCI (Forze Repubblicane pro-Ouattara nel conflitto ivoriano del 2011), la storia narrata disperatamente da Roman nella notte mentre una lotta di successione si svolge in tempo reale nella prigione, getta una luce simbolica molto potente su un mondo dalle mille sfaccettature dove realtà e mito sono inseparabili. Il regista riesce a trascrivere tutta l'energia di questa miscela in un film avvincente e seducente che si allontana nettamente dai sentieri battuti.

Prodotto dalla società francese Banshee Films, Night of the Kings è stato coprodotto da Wassakara Productions (Costa d'Avorio), Peripheria (Canada) e Yennenga Production (Senegal). Le vendite sono gestite da Memento Films International.

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(Tradotto dal francese da Ernesto Leotta)

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