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VENEZIA 2020 Concorso

Recensione: Never Gonna Snow Again

di 

- VENEZIA 2020: In questa oscura favola polacca diretta da Małgorzata Szumowska e Michał Englert, non c'è Thanos, bensì un massaggiatore ucraino

Recensione: Never Gonna Snow Again
Łukasz Simlat, Alec Utgoff e Weronika Rosati in Never Gonna Snow Again

Già scelto come candidato polacco agli Oscar, Never Gonna Snow Again [+leggi anche:
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potrebbe essere il film più strano della competizione principale del Festival di Venezia di quest'anno. Che è, in definitiva, una buona cosa. C'è un gradevole senso di mistero nell'ultimo film di Małgorzata Szumowska, il suo primo co-diretto con il collaboratore di lunga data e direttore della fotografia Michał Englert, simile a quello dell'anno scorso, Vivarium [+leggi anche:
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, in un certo senso - specialmente con le le sue file e file di case bianche identiche, nel quartiere chiuso e benestante dove, nonostante la sorveglianza costante, stranezze e tragedie abbondano. Di solito vengono annunciate da un campanello, che ogni volta massacra un brano classico.

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Questa è la linea di business di Zhenia (il bravissimo Alec Utgoff) - massaggiatore molto ricercato, cresciuto vicino a Chernobyl, che trascorre le sue giornate andando di porta in porta, suonando i campanelli di cui sopra e portando un momento di sollievo a tutti gli abitanti infelici. Tra questi una casalinga (Maja Ostaszewska, vista precedentemente nello spettacolare Corpi [+leggi anche:
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intervista: Malgorzata Szumowska
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della Szumowska), che beve vino come fosse acqua, da brava cristiana; una vedova il cui figlio sta avviando un'attività di spaccio di droga e il cui marito ora sta letteralmente fertilizzando il suolo (Agata Kulesza); e un uomo alle prese con una malattia (Łukasz Simlat). Chiunque siano, Zhenia può portarli dove vogliono. E poi riportarli indietro, con un semplice schiocco di dita.

Senza entrare troppo in profondità nei metodi peculiari di Zhenia, c'è una nuance di Under the Skin [+leggi anche:
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intervista: Jonathan Glazer
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di Jonathan Glazer o, diamine, persino di Get Out qui - è facile immaginare questo film fuori dal prestigioso ambiente di Venezia e accolto anche da un pubblico amante del genere , di solito più disposto a non ottenere tutte le risposte subito, o a non ottenerle affatto. Con alcune osservazioni quasi esilaranti nella loro accuratezza - come il padrone del cane che dice a ogni passante spaventato, "Sta solo salutando" - è una storia molto complessa, per quanto emotivamente artificiosa, in qualche modo. Zhenia, che trascorre le sue giornate nel suo appartamento vuoto o portando in giro il suo lettino per massaggi come faceva Antonio Banderas con la custodia di una chitarra tanti anni fa, è in grado di usare le sue capacità ipnotiche per ottenere ciò di cui ha bisogno, come un permesso di soggiorno, o di entrare nella testa dei suoi clienti. Ma quello che vuole davvero non è chiaro e solo un bambino sembra “sapere chi è”. È un lusso che agli spettatori però non sarà concesso.

Nonostante alcuni tocchi locali, sembra una storia abbastanza universale che potrebbe essere facilmente sradicata e piantata altrove. Soprattutto per il modo in cui viene trattato Zhenia, con i suoi clienti che si lamentano dei migranti e degli ucraini se presi alla sprovvista,  e che si approfittano di qualcuno che ha anche il compito di ascoltare, solo per affermare che, in effetti, sono "molto tolleranti, anche troppo tolleranti”. È naturale che li massaggi fino a ridurli ad una pacifica sottomissione.

C'è un clima generale da sitcom, che non sempre convince, con Zhenia che entra ed esce da queste diverse vite e la maggior parte degli attori, tranne Utgoff, che gigioneggia - adocchiando il suo corpo o chiedendogli di massaggiare la pancia del loro cane mentre lui è in mutande, il che avrebbe sicuramente reso orgoglioso Bryan Cranston. Il tutto in attesa di un inverno che non verrà, o almeno non come una volta, e anche ai bambini viene detto che "non nevicherà mai più". Che fiaba grigia, strana e sbalorditiva è questo film.

Never Gonna Snow Again è stato prodotto da Agnieszka Wasiak, Mariusz Włodarski, Małgorzata Szumowska, Michał Englert, Viola Fugen e Michael Weber per la polacca Lava Films e la tedesca Match Factory Productions. Le sue vendite mondiali sono gestite da The Match Factory.

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(Tradotto dall'inglese da Ernesto Leotta)

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