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VENEZIA 2020 Fuori concorso

Recensione: Sportin' Life

di 

- VENEZIA 2020: Il nuovo lavoro di Abel Ferrara cerca di essere un film attuale, ma il risultato finale è caotico e non riesce ad essere incisivo

Recensione: Sportin' Life

Il documentario Sportin’ Life [+leggi anche:
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di Abel Ferrara, è uno dei titoli presentati nella sezione Fuori Concorso della Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno. Il film sussegue la recente uscita di Siberia [+leggi anche:
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, presentato a febbraio al Berlinale di quest’anno, e la prima del film appena citato ha sicuramente segnato l’inizio del processo di produzione per Sportin’ Life, completato giusto in tempo per Venezia. Nel commento del regista, Ferrara ha detto che il soggetto del suo film è la relazione che ha con il suo lavoro, con Willem Dafoe, e con la sua musica e arte. “Queste relazioni sono il punto di partenza, e non potevo non affrontare ciò che il mondo ha attraversato quest’anno con la pandemia”, aggiunge.

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Mentre la premessa può suonare promettente e sembra aprire la strada per un video diario interessante, tutto il documentario è in realtà una sorta di collage di scene a ruota libera che sono a malapena connesse tra di loro, spesso interrotte da riprese di concerti. L'album del regista è ricco di estratti fatti al Berlinale, durante i giorni in cui Siberia stava partecipando al festival – molti di questi includono conversazioni informali con Willem Dafoe e alcuni intervistatori discutendo, più o meno seriamente, i film di Ferrara e il suo lavoro da regista.  Ci sono anche alcuni accenni della sua vita familiare, con un gruppo di scene che vedono come protagoniste, sua figlia Anna, e sua moglie, Cristina Chiriac, ma non riescono a trasmettere nessuna profondità o emotività, salvo due occasioni in cui si nota l’attitudine giocosa del regista nei confronti della figlia (la sua “scimmietta”).

Nello sfondo, La pandemia del COVID-19 denota vagamente il passare del tempo, e la sua tragica evoluzione viene comunicata con lunghi filmati di repertorio di media Americani. Possiamo sicuramente notare del criticismo verso la gestione della crisi sanitaria da parte di Donald Trump, e nell’ultima parte, verso la sua risposta alle proteste da parte del movimento Black Lives Matter – ma il tutto è poco approfondito non offrendo nuovi spunti di riflessione sugli argomenti.

Inoltre, un significativo numero di scene prese dai film di Ferrara, quali Siberia (2020), The Addiction (1995) e Pasolini [+leggi anche:
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(2014), nel maggiore dei casi non legano efficacemente con il tutto e rinforzano soltanto la sensazione di star guardando una retrospettiva dei lavori del cineasta americano.

In fine, nonostante alcuni scambi tra Dafoe e Ferrara possano essere coinvolgenti e piacevoli da guardare, le loro presenze carismatiche non riescono a compensare la mancanza di una struttura – o semplicemente una direzione da seguire, qualche scopo narrativo – che affligge tutto il film. Al massimo, si ha l’impressione di star’ guardando dei contenuti speciali decenti di qualche DVD. Pur essendo un documentario, il prodotto finale è caotico, affrettato e lontano dall’essere incisivo. Lo spirito e la forte relazione di Ferrara e Dafoe potrebbero avere offerto del materiale valido per un documentario, se il loro legame fosse stato esplorato approfonditamente e non fosse stato limitato alle riprese fatte durante quei giorni del festival.

Sportin’ Life è una produzione francese di Anthony Vaccarello per Saint Laurent, Gary Farkas, Clément Lepoutre e Olivier Muller per Vixens, e Diana Phillips.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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