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VENEZIA 2020 Concorso

Recensione: Le sorelle Macaluso

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- VENEZIA 2020: Nel ripercorrere l’intera esistenza di cinque sorelle a Palermo, Emma Dante spinge sulle emozioni e regala allo spettatore magnifiche soluzioni visive

Recensione: Le sorelle Macaluso

Un buco nel muro. Per guardare il mare. E’ quello che fanno Le sorelle Macaluso [+leggi anche:
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nella prima sequenza del film di Emma Dante in Concorso al Festival di Venezia 2020. Nel 2013 la regista aveva presenta in concorso a Venezia il film Via Castellana Bandiera [+leggi anche:
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, per il quale Elena Cotta aveva vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.

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Katia, Lia, Pinuccia, Maria e Antonella, tra i nove e i diciotto anni, sono orfane dei genitori e vivono in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo. Allevano colombe, a volte le “noleggiano” a chi organizza matrimoni. Tanto poi le colombe ritrovano da sole la strada di casa.  Una casa che ha un ruolo centrale nel film, le sue stanze contengono tutto l’universo delle cinque sorelle, ed è per questo che la regista dedica a loro lunghe inquadrature mentre sono vuote. Un universo femminile autosufficiente e microcosmico, quello costruito da Emma Dante, che non include in alcun modo i maschi, fatto di primi piani di labbra su cui spalmare il rossetto, giochi, tenerezze, feroci litigi, speranze. Il film segue le sorelle dall’adolescenza all’età adulta, alla vecchiaia, interpretate da dodici attrici diverse: Alissa Maria Orlando, Laura Giordani, Rosalba Bologna, Susanna Piraino, Serena Barone, Maria Rosaria Alati, Anita Pomario, Donatella Finocchiaro, Ileana Rigano, Eleonora De Luca, Simona Malato, Viola Pusateri.

Sono ragazze normali. La più piccola, Antonella, fa il bagno alla Barbie nella vasca e nutre le amate colombe posando il mangime sui piatti del servizio buono, allietandoli con un carillon che suona la Gymnopédie No.1 di Erik Satie.  A Pinuccia piace essere corteggiata dai ragazzi, a Simona piace invece una ragazza della sua età e ama danzare, a Lia piace leggere, a Katia piacciono i panini.  Ma la giornata in spiaggia si trasforma in tragedia. La perdita di una sorella è un peso troppo grande da affrontare, un’esperienza troppo dolorosa e difficile. I sopravvissuti sono sopraffatti dal senso di colpa per tutta la vita. Il film ci mostra dove sono andate a finire le esistenze delle quattro donne superstiti, che diventano tre e poi due, circondate dalla presenza di chi non c’è più. Pinuccia anziana vede ancora la piccola Antonella accanto allo specchio che le dice ammirata “come sei bella”. Quando muore anche Lia, rimasta l’unica a occupare la casa, la mente che si è arresa al senso di colpa, le mura sembrano collassare, non c’è più la sorellanza a tenerle insieme, l’amore si è sgretolato nel tempo, solo le colombe svolazzano bianche e innocenti.  

Alcune sottolineature sono fin troppo marcate, il piede spinge sull’acceleratore delle emozioni, come nella scena in cui Simona, malata di cancro, indossa il tutù di quando era ragazzina desiderava diventare una ballerina di danza classica.  Sebbene il suo sguardo sia quello della drammaturga, non racchiuso in una inquadratura alla quale è comunque costretto tecnicamente, Emma Dante si sgancia dalla sua pièce teatrale omonima dalla quale il film è tratto, e sembra aver acquisito sempre di più la capacità di organizzare gli spazi e ottenere magnifiche soluzioni visive da offrire allo spettatore. Grazie anche al direttore della fotografia Gherardo Gossi e al montaggio di Benni Atria.  Non è teatro portato al cinema, è cinema-cinema.

Le sorelle Macaluso è prodotto da Rosamont e Minimum Fax Media con Rai Cinema. Vendite internazionali di Charades, distribuzione italiana di Teodora, che lo porta in sala oggi 10 settembre.

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