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VENEZIA 2020 Concorso

Recensione: Laila in Haifa

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- VENEZIA 2020: Il grande regista israeliano Amos Gitai crea un bellissimo roundelay notturno in un luogo insolito: un bar alla moda con una clientela sia israeliana che palestinese

Recensione: Laila in Haifa
Bahira Ablassi in Laila in Haifa

Haifa è la terza città più grande d'Israele ed uno dei porti più grandi situati nella punta settentrionale della nazione. Ospita una mostra di cinema veramente raffinata in autunno (giusto per dire), e la città appare particolarmente bella al tramonto. Amos Gitai, uno dei preminenti cineasti Israeliani, sfrutta a pieno quest’ultimo, nel suo film girato di sera Laila in Haifa [+leggi anche:
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, svolgendosi quasi in tempo reale e ambientato in un luogo dove, paragonato al resto d’Israele, alcune identità Palestinesi sono possono non compromettere la loro incolumità. Il film ha avuto la sua prima questa settimana al concorso principale della Mostra del Cinema di Venezia, vedendo Gitai competere per il Leone d’Oro per la settima volta.

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Con una carriera da cineasta di quasi mezzo secolo, Gitai non ha mai perso la sua formale perspicacia ma sembrerebbe stia evolvendo vari aspetti della sua pratica. Esattamente come il suo film precedente, A Tramway in Jerusalem [+leggi anche:
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intervista: Amos Gitai
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, anch’esso filmato in collaborazione con il cinematografo Francese Eric Gautier, Laila in Haifa è una narrativa interconnessa, incrociando vari personaggi e scenari in un luogo piuttosto contenuto. È talvolta divertente (c’è una notevole scena trattante un sito d’incontri che vede presente la comica Hana Laslo), e sempre profondamente politico, ovviamente, mettendo in evidenza svariate delle referenze eclettiche che Gitai ha mostrato nei vari anni: danza, musica dal vivo, arte e poesia sono cruciali per la storia.

C’è una sensibile maturità, reale e sofisticata, nella storia: bella gente che parla belle parole in un luogo meravigliosamente atmosferico ed elegante. Gli attori principali potrebbero tutti vincere concorsi di bellezza, seguiti da premi letterari –  ed il film, è comunque lontano dall’essere superficiale. Segue la titolare Laila (interpretata da Maria Zreik), un nome Arabo che in Ebraico significa “notte”. Laila lavora al Club Fattoush, un locale moderno dalla vita notturna edonistica, con una galleria annessa che mostra arte Palestinese militante. E’ sposata con il proprietario, Kamal (Makram J Khoury), un uomo anche descritto come colui che possiede “la metà del Ramallah”, ma che continua un affare amoroso con una delle artiste della galleria, Gil (Tsahi Halevi), la quale è Israeliana. Una figura del mondo dell’arte Roberta (Clara Khoury) cerca di esporre artisti scoperti al Club Fattoush negli Stati Uniti d’America, anche se il suo ulteriore motivo è quello di avvicinarsi a Kamal e al suo impero immobiliare. La lingua principale parlata è l’Arabo, ed un brivido è percepibile, tipico della società Israeliana che viene capovolta.

Laila in Haifa non ha avuto molta attenzione dalla stampa a Venezia per ora, forse bisogna essere un po’ familiari con l’argomento per capire cosa c’è d’interessante in questo film. Oltre alla referenza pertinente a come il mondo dell’arte sia mescolato con il capitalismo finanziario, il film mostra una nuova variazione del tema caratteristico di Gitai: la speranza per una possibile comunicazione tra individui Israeliani e Palestinesi, mentre si scatena violenza da parte di altre forze collettive. Risuona particolarmente con l’attuale processo di pace in corso in un paese talmente in difficoltà. Il vero Club Fattoush fu stabilito dopo che il precedente Ministro della Cultura Israeliano ordinò la chiusura dell'unico teatro Arabo di Haifa. La difficoltà di ottenere riconoscimento per il Palestinesi è sempre presente, anche nelle innocuo ambiente di un locale serale, e Laila in Haifa attesta che, alcuni Israeliani stanno ascoltando.

Laila in Haifa è una co-produzione tra Israele e Francia. Prodotta per Agava Films da Laurent Truchot e Amos Gitai, con aggiunta di Catherine Dussart per CDP Production. In Israele è stata prodotta da United King Films Distributions. L’agente di vendite internazionali è HanWay Films.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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