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VENEZIA 2020 Orizzonti

Recensione: Listen

di 

- VENEZIA 2020: Il primo lungometraggio di Ana Rocha de Sousa colpisce duramente lo spettatore trattando della questione delle adozioni forzate nel Regno Unito

Recensione: Listen
Lúcia Moniz e Maisie Sly in Listen

Presentato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia, Listen [+leggi anche:
trailer
intervista: Ana Rocha de Sousa
scheda film
]
è cinema di azione diretta. La regista Ana Rocha de Sousa ha lavorato come attrice in Portogallo, ma poi ha iniziato a fare il salto dietro la macchina da presa, frequentando la London Film School nel 2010. Il suo trasferimento nel Regno Unito l'ha portata a seguire le orme leggendarie di Ken Loach e Alan Clarke, girando un film su un problema sociale che la regista ritiene debba essere affrotato e cambiato. Si tratta delle adozioni forzate.

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Il regista de L’odio, Mathieu Kassovitz, ha affermato che nell'era digitale, i film che hanno un taglio da notiziario, come quelli che hanno reso famoso Costa-Gavras, sono meno apprezzati e di successo perché si trovano facilmente sul web punti di vista alternativi ai media mainstream. Sebbene ciò sia in parte vero, non prende in considerazione il fatto che ci sono storie di cui siamo così ignari che non vengono mai digitate sui nostri motori di ricerca. Quindi, a volte, un film può ancora arrivare ed essere uno shock per il sistema: Listen è una di queste pellicole.

Il titolo non è solo un invito al pubblico a prestare attenzione, anche se funziona perfettamente in questo modo. Riflette anche il fatto che Lu, la figlia di mezzo della donna delle pulizie Bela (Lúcia Moniz) e di Jota (Ruben Garcia), necessita di un apparecchio acustico e parla usando il linguaggio dei segni. Garcia offre l’interpretazione migliore tra i due genitori. La famiglia vive in una casa affollata con molta carta da parati colorata e mobili vecchi. Quando Bela fa acquisti nel negozio sotto casa, mette in borsa anche un paio di articoli extra che non ha pagato. La giornata è già iniziata male, con un malfunzionamento dell'apparecchio acustico di Lu. La figlia è interpretata dall'attrice non udente Maisie Sly, che ha recitato nel cortometraggio premio Oscar The Silent Child, e la regista Rocha de Sousa utilizza il suo punto di vista per mitigare il duro realismo sociale, offrendo una visione più poetica del mondo, con luce che brilla attraverso gli alberi e uccelli che cinguettano.

Ma questa poesia non dura a lungo. Un cambio di ritmo e uno stile di ripresa più riservato prendono il sopravvento dopo che i genitori si rivolgono ai servizi sociali per chiedere aiuto. Non sanno che stanno entrando in un buco infernale che distruggerà la loro famiglia. Vengono inseriti nella lista di controllo e quando Lu si procura dei lividi, i servizi sociali danno per scontato il peggio e portano via i bambini in una scena straziante che è il punto centrale del film. Ci sono alcuni momenti affascinanti in cui Bela e Jota si interrogano a vicenda prima di trovarsi in una corsa contro il tempo per dimostrare la loro innocenza. Una volta che i loro figli vengono dati in affidamento, è una decisione che non può essere annullata. Il fatto che i genitori provengano dall'Europa meridionale conferisce alla storia un ulteriore livello di lettura mentre entriamo nella Gran Bretagna della Brexit.

Proseguendo nel film, la storia viene raccontata in modo più schietto, il che è in linea con la pellicola, che è un invito all'azione. I punti salienti sono espressi velocemente e con un tono serio, punto in cui Rocha de Sousa si allontana completamente da Loach, regista che ha un'eccezionale capacità di infondere umorismo in qualsiasi trama cruda.

Ma se a volte manca di sfumature, il film compensa scagliando un potente pugno alla rigidità del sistema di adozione. È particolarmente forte nel condannare il modo in cui la capacità finanziaria faccia parte della valutazione su quanto quella persona possa essere un buon genitore.

Listen è una coproduzione tra Regno Unito e Portogallo realizzata da Pinball London Ltd e Bando À Parte.

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(Tradotto dall'inglese da Ernesto Leotta)

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