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TORONTO 2020 Discovery

Recensione: Seize Printemps

di 

- Il primo lungometraggio di Suzanne Lindon è un film molto piacevole, ricco di riferimenti ma originale, sull'innamorarsi di un'adolescente parigina

Recensione: Seize Printemps
Suzanne Lindon in Seize Printemps

È tempo di grenadine soda, baci all'entrata del liceo, discussioni al bar, feste e permessi di uscita con rientro a mezzanotte e mezza, ma Suzanne è pensierosa, è altrove, oscillante tra una noia profonda quando è in compagnia dei suoi coetanei e un temperamento di ragazza modello, impantanata nella sua vita quotidiana come L’Albatros di Baudelaire che studia in classe.

È così la protagonista di Seize Printemps [+leggi anche:
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di Suzanne Lindon, archetipo dell'adolescente in attesa di sbocciare che abbiamo visto spesso al cinema, ma che la giovane regista (20 anni e anche interprete principale del suo film) riesce a riciclare, senza nasconderne realmente i riferimenti, ma giocando con essi, e aggiungendo un pizzico di originalità simbolica. Il risultato – un'atmosfera che è allo stesso tempo molto contemporanea e il fascino quasi desueto di un amore fatto di sguardi e poche parole, in poche ambientazioni e sulla falsariga di un racconto minimalista – ha ottenuto l’etichetta della Selezione ufficiale di Cannes, è appena stato proiettato a Toronto (nella sezione Discovery) e parteciperà al concorso New Directors a San Sebastian.

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Poster di Bambi sul muro della sua stanza, genitori comprensivi (madre amorevole e leggermente inquieta, padre gentile e rinchiuso nel suo mondo, incarnati da Florence Viala e Frédéric Pierrot), simpatica sorella maggiore (Rebecca Marder), vita d’alta borghesia nel quartiere parigino di Montmartre… Sembra che tutto vada per il meglio, ma Suzanne non fa una vita da adolescente serena (birra, feste, dibattiti sulla bellezza dei ragazzi, ecc.). Sulla strada tra il liceo e la sua casa, nota un trentenne vestito in giacca e cravatta il quale si accorge di essere osservato: è Raphaël (Arnaud Valois), attore del Théâtre de l'Atelier dove interpreta Eraste in Les Acteurs de bonne foi di Marivaux. Nel corso degli andirivieni della ragazza, i due si avvicinano in modo esitante e poi si scoprono reciprocamente, con un’intensità sempre crescente...

Andando nella direzione contraria della tragedia naturalistica, Seize Printemps procede come una passeggiata nelle emozioni della sua giovane eroina, nelle turbolenze interiorizzate delle proiezioni d'amore, nei sottili brividi dell’incontro tra due esseri che si guardano e si capiscono al di là della differenza di età (19 anni li separano) che però esiste, con tutti i suoi limiti. Una poesia delicata che la regista amplifica rappresentando simbolicamente (in due sequenze coreografiche piuttosto rischiose) la sincronicità che si instaura tra loro e la loro simbiosi sentimentale. Mettici pure tre canzoni di Christophe (Señorita, Les marionnettes, La dolce vita) integrate nella trama e un pizzico di cultura (teatro, opera, romanzi), ed ecco un lungometraggio d'esordio molto più sofisticato di quanto sembri, cosparso di riferimenti multipli (un poster di Sandrine Bonnaire nel ruolo di Suzanne in À nos amours di Maurice Pialat, film in cui recitava anche Dominique Besnehard, che fa la sua comparsa in Seize printemps, evocazioni de L’Effrontée di Claude Miller, La Boum di Claude Pinoteau, Diabolo menthe di Diane Kurys). Questo debutto cinematografico di Suzanne Lindon (figlia degli attori Vincent Lindon e Sandrine Kiberlain) ha ovviamente ricevuto molto sostegno, il che potrebbe suscitare qualche gelosia, ma il film mostra abbastanza personalità da farci attendere con curiosità il prossimo lavoro della giovane regista.

Prodotto da Avenue B Productions, Seize Printemps è venduto nel mondo da Luxbox. L’uscita francese è garantita da Paname Distribution il 9 dicembre prossimo.

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(Tradotto dal francese)

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