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VENEZIA 2020 Settimana Internazionale della Critica

Recensione: Ghosts

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- VENEZIA 2020: Azra Deniz Okyay debutta con un'eccellente opera prima caratterizzata da una narrativa trasversale, meritandosi il Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica

Recensione: Ghosts
Dilayda Güneş in Ghosts

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ha uno di quei brillanti titoli metaforici. Questo è un lavoro urgentemente attuale, senza elementi soprannaturali, tuttavia la parola rappresenta perfettamente il tono del film, invocando un inferno dove una generazione perduta di giovani turchi cammina. Questo lungometraggio debuttante, realizzato in coproduzione con Francia e Qatar, ha ottenuto il premio principale della Settimana Internazionale della Critica a Venezia. Funge da biglietto da visita cinematico per la regista Azra Deniz Okyay, la quale ha già ottenuto notorietà per il suo lavoro nel mondo dell’arte e della pubblicità.

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Il film di Okyay inizialmente sembra essere una storia realistica di giovani ragazzi in pericolo, cercando di scampare al peggio in una zona di guerra. Ma la sua regia e scrittura, continua a “togliere la terra da sotto i piedi” degli spettatori, con delle capacità inusuali per un regista che sta lavorando al suo primo film. Veniamo immediatamente disorientati dalla mancanza dei titoli sullo schermo, come prima cosa, e dopo, a venti minuti dalla fine, veniamo finalmente accolti con “Hayaletler” (“Fantasmi” in turco), in lettere bianche in maiuscolo, in contrasto con lo schermo nero. Dalle sue prime riprese, Ghosts capovolge le aspettative, agendo, appropriatamente, come se non ci fosse un metodo vero e proprio per raccontare storie di questo tipo.

Oltre che alle abilità formali di Okyay, il suo copione ha un gusto e uno slancio reale, e richiede della concentrazione da parte del pubblico. Dei paragoni appropriati potrebbero essere Amores Perros, per la sua struttura rompicapo, e La Haine, per la sua essenza ribelle. I personaggi principali sono due donne, affrontando i vari modi dei conflitti civili a Istanbul. Dilem (Dilayda Güneş) è una giovane donna dentro e fuori un lavoro a tempo pieno, con delle serie ambizioni nel diventare una ballerina professionista. Si ritrova a far parte di un gruppo di ragazzi giovani, in prima linea a dei movimenti di protesta contro il governo turco, ma non sembra essere così politicamente coinvolta come i suoi compagni. Il suo percorso si incrocia con quello di Iffet (Nalan Kuruçim), la quale lavora per il servizio di rimozione rifiuti, ritrovandosi a pulire i resti delle risse tra le forze dell’ordine e i protestanti. Suo figlio Asil si trova in una prigione sovrappopolata, per un crimine che lei afferma non aver commesso, e che si sarà in enorme pericolo se non trova un modo di mandargli dei soldi. Nel frattempo, Raşit (recitato dall’eccellente caratterista Emrah Özdemir) prova a trarre profitto dalla ristrutturazione delle aree storiche di Istanbul, e diventando il locatore per i rifugiati siriani.

Con il buio pesto della notte, ma con informazioni d’esposizione di una radiotrasmissione, Okyay ci orienta verso un tempo particolare: il futuro prossimo dell’Ottobre 2020. La sua impostazione cinematografica non è proprio distopica, ma crea una tensione interessante nel presentare uno scenario non così diverso dalle circostanze del tentato colpo di stato del 2016, ma in un periodo immaginario di una repressione civile futura. Ci sono piccoli suggerimenti che indicano alterazioni maggiori: la mancanza di ragazzi e uomini nelle strade disseminate di macerie, e bambini orfani, di cui Dilem e altri attivisti, Ela (Beril Kayar), si prendono cura facendoli guardare Tempi Moderni di Chaplin. Il dramma sociale di Ghosts diventa un semi-thriller, munito di traffico di droga. La visione stilistica di Okyay ha l’ultima parola, con una composizione di motivi simbolici della cinepresa, che avanza in lunghe riprese con panoramiche occasionali verso il sole. Dilem conclude il film in una danza estatica, accompagnata dalla musica pop propulsiva di Las Aves. E’ come un fantasma che torna in vita.

Ghosts è una coproduzione tra Turchia, Francia e Qatar. Prodotto da Dilek Aydin, di Heimatlos Films, e co-prodotto da Marie-Pierre Macia e Claire Gadéa, di MPM Film. Le vendite internazionali sono gestite da MPM Premium.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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