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SAN SEBASTIAN 2020 New Directors

Recensione: Limbo

di 

- L'eccellente secondo film di Ben Sharrock è una satira incisiva sugli atteggiamenti dei britannici nei confronti dei rifugiati di sesso maschile, raccontata in uno stile elegiaco e imperturbabile

Recensione: Limbo
Vikash Bhai e Amir El-Masry in Limbo

L’umorismo secco sui rifugiati, che funge da parodia del modo in cui la società guarda dall'alto in basso gli immigrati, ha un nuovo esempio che si aggiunge a L’altro volto della speranza [+leggi anche:
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di Aki Kaurismäki, e anche una delle satire cinematografiche più incisive sulla cultura britannica realizzate negli ultimi anni. Ma ciò che è veramente notevole è il modo in cui il regista di Limbo [+leggi anche:
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intervista: Ben Sharrock
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Ben Sharrock presenta le sue argomentazioni pur rimanendo affettuoso verso quasi tutti i personaggi, siano essi i rifugiati, giovani locali o una coppia alternativa che dà lezioni di "consapevolezza culturale". Confezionato con cura, è facile capire perché il suo fascino abbia conquistato coloro che hanno assegnato l'etichetta della Selezione ufficiale di Cannes all'inizio di quest'anno, prima di essere accolto al Festival di Toronto e ora trovare il suo posto nella sezione New Directors del Festival di San Sebastián.

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Il musicista Omar si presenta come un'anima tranquilla e riflessiva con dentro un vulcano in eruzione, grazie all'eccellente e complessa interpretazione di Amir El-Masry. Omar arriva nella splendida Scozia (direttamente da Local Hero) con il suo liuto infilato sotto il braccio come un fucile. L'iconografia è quella di un western, ma sarebbe un po’ esagerato descrivere Omar come un cowboy moderno. È un vagabondo per necessità, cacciato dalla Siria a causa della guerra, che ora cerca di trovare il suo posto nel mondo. È un uomo spezzato. Il braccio di Omar è ingessato, quindi non può suonare il suo strumento, e le limitazioni ai suoi movimenti sono parte integrante della trama tanto quanto la gamba rotta di Cornell Woolrich in La finestra sul cortile. E poi c'è il suo trauma...

È un film pieno di semiotica e doppi sensi, alcuni più letterali di altri. I cartelli dei centri sociali e le bacheche dei supermercati sono divertenti e strazianti, spesso allo stesso tempo. A volte, il film riesce ad essere divertente pur presentando commenti politici taglienti. È sia una satira sugli atteggiamenti britannici che una storia di anime perdute. I corsi di "consapevolezza culturale" tenuti da Helga e Boris (Sidse Babett-Knudsen e Kenneth Collard, entrambi eccellenti), in cui insegnano i codici di corteggiamento e come fare domanda per un lavoro a un gruppo di "disadattati", tra cui i nuovi coinquilini di Omar Farhad (Vikash Bhai), Wasef (Ola Orebiyi) e Abedi (Kwabena Ansah), sono alcune delle migliori scene del cinema britannico da molti anni. I corsi funzionano anche, se vogliamo, come una decostruzione degli stereotipi razzisti sugli uomini rifugiati, spesso trattati come parassiti e stupratori che vivono di benefici sociali.

Gli attori secondari hanno le loro peculiarità, che aiutano a umanizzarli mentre mostrano il loro rapporto con la musica, lo sport e l'intrattenimento occidentali. Farhad ama Freddie Mercury, un musicista che al culmine della sua carriera teneva nascosti gli antenati indiani e la sua omosessualità. Wasef e Abedi litigano sul calcio e su Friends. Limbo è così unico che sembra un peccato sottolineare che funziona un po' meno quando non nasconde il pathos, ma anche in quel caso, il mare in tempesta sembra un dipinto di Constable.

Il primo film di Sharrock, Pikadero [+leggi anche:
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intervista: Ben Sharrock
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, realizzato con un budget limitato, era una storia d'amore in lingua basca in tempi di crisi economica, che ha vinto premi a San Sebastián e il Michael Powell Award per il miglior film britannico nel 2016. Limbo conferma che Sharrock è più che un regista di talento: è un vero cineasta, capace di prendere un soggetto in stile Ken Loach e raccontarlo come una commedia dei fratelli Coen.

Limbo, una produzione interamente britannica guidata da Caravan Cinema, presentata da Film4, Screen Scotland e BFI. Le sue vendite internazionali sono curate da Protagonist Pictures.

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(Tradotto dall'inglese)

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