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NAMUR 2020

Recensione: L’Origine du monde

di 

- Laurent Lafitte muove i primi passi come regista con una commedia dal tema decisamente bizzarro, di umorismo irriverente e di forma piuttosto classica

Recensione: L’Origine du monde
Laurent Lafitte, Karin Viard e Nicole Garcia in L’Origine du Monde

L’Origine du Monde [+leggi anche:
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intervista: Laurent Lafitte
scheda film
]
, primo lungometraggio dell’attore della Comédie française Laurent Lafitte, presentato questa settimana in anteprima belga al Festival internazionale del film francofono di Namur, mette Jean-Louis, un avvocato che conduce una bella vita, di fronte a ciò che per lui rappresenta il tabù per eccellenza: la sessualità di sua madre.

Jean-Louis (lo stesso Laurent Lafitte, nei panni di un clown sofisticato ma seriamente smarrito) si rende conto mentre torna a casa che il suo cuore si è fermato. Nessun battito nel suo petto, niente polso, nulla. Eppure è cosciente, parla, si muove. È ancora vivo? È già morto? Né il suo amico veterinario Michel (Vincent Macaigne, sottomesso ma caparbio), né sua moglie Valérie (Karin Viard, che conferma ancora una volta il suo potenziale comico) trovano una spiegazione per questo strano fenomeno. Mentre Jean-Louis va nel panico, Valérie si rivolge a Margaux (Nicole Garcia, brillante come figura autoritaria inaspettata), la sua life coach, un po’ guru, non proprio una strega, ma molto legata alle forze occulte. E lei ha una soluzione che metterà Jean-Louis di fronte al tabù definitivo: la vita sessuale di sua madre (Hélène Vincent, perfetta).

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Forse non possiamo più ridere di tutto, ma è evidente che possiamo ancora ridere di molte cose... Qui per esempio, ridere della storia di un “ragazzo” di 47 anni che ha talmente paura di considerare sua madre come una donna che preferirebbe morire piuttosto che vedere il suo sesso in foto. Dietro la sua facciata di commedia slapstick dal ritmo vivace, il film affronta questioni esistenziali profonde (in breve, "da dove vengo? chi sono? dove vado?", ossia le basi della crisi di mezza età), che portano a situazioni la cui violenza, simbolica o meno, viene disinnescata dal loro assurdo valore nominale, generando commedia dove dovrebbe apparire il dramma.

Laurent Lafitte adatta qui un'opera teatrale di successo di Sébastien Thiéry, e adotta, in particolare nella seconda parte, un dispositivo teatrale classico ed efficace, in sintonia con gli attori che interpretano quella sinfonia in modo ugualmente teatrale, alimentando ulteriormente la comicità del film. Ridiamo nel vederli impigliati nelle loro nevrosi, imbarazzati dalle loro emozioni contraddittorie, impediti dalla loro ansia. Siamo nella farsa, la parabola; il cuore fermo di Jean-Louis, immerso in un purgatorio dove non è né vivo né morto, fa eco a questa vita che conduce in sordina, dove la passione è scomparsa.

Il film dice anche molto sul pudore dei figli, incapaci di vedere nella madre nient'altro che una figura materna o nutritiva, che soffrono di una cecità così potente quando si tratta di scuotere l'immagine materna per intravedere la donna che è e avrebbe potuto essere. Dietro questo pudore si nasconde anche il peso dei segreti di famiglia, e il modo paradossale in cui le cose che non sappiamo ci impediscono di essere.

L’Origine du Monde è prodotto da Trésor Films e coprodotto da 2L Productions, StudioCanal e France 2 Cinéma (Francia) e Artemis Productions (Belgio). Il film è venduto nel mondo da StudioCanal, che si occuperà anche della distribuzione in Francia, mentre O’Brother Distribution si occuperà della distribuzione in Belgio, entrambe il prossimo 4 novembre.

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(Tradotto dal francese)

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