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ROMANIA

Recensione: The Campaign

di 

- Nel suo film proiettato a Mosca, Marian Crişan mostra come la corruzione possa contaminare anche i cuori puri

Recensione: The Campaign
Ion Sapdaru e Ovidiu Crisan in The Campaign

Dieci anni dopo aver esplorato le difficoltà di comunicazione tra un residente di una piccola città di confine e un immigrato clandestino diretto in Germania nel suo primo lungometraggio, Morgen [+leggi anche:
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, il regista rumeno Marian Crişan ripropone un’analoga dinamica del fraintendimento nel suo quarto lungometraggio, The Campaign [+leggi anche:
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intervista: Marian Crişan
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, che è stato recentemente proiettato in anteprima mondiale nel concorso principale del Festival internazionale del cinema di Mosca.

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La sceneggiatura, scritta da Crişan e Gabriel Andronache (il cui romanzo Ich bin ein Berliner ha in parte ispirato la storia), racconta le vicissitudini di Viorel (Ovidiu Crişan), un trattorista di Salonta, una piccola città della Transilvania, la cui semplice vita cambia dopo aver aiutato i passeggeri di una macchina di lusso fermatasi a causa di un guasto vicino al campo in cui il contadino stava lavorando. Uno dei passeggeri è Mocanu (Ion Sapdaru), un politico di Bucarest al momento impegnato in una campagna per le imminenti elezioni parlamentari europee, e tutto ha inizio quando il politico e il suo entourage accettano l’invito di Viorel a ospitarli finché la macchina non sarà riparata.

Nel corso del film scopriamo presto che Mocanu è circondato da un’aura di corruzione e che in realtà è indagato per diverse decisioni discutibili prese in passato, per questo aggiudicarsi un posto nel Parlamento europeo è estremamente importante, in quanto tale posizione garantirebbe l’immunità. Ragion per cui Mocanu è disposto a fare di tutto per vincere le elezioni, e il film segue praticamente ogni sua trovata pubblicitaria in grado di farlo avvicinare alla comunità che dovrebbe votare per lui.

L’amore di Crişan per Salonta, che è infatti la sua città natale, può essere percepito in ogni singola scena, mentre le buffonate di Mocanu creano un interessante contrasto tra i pacifici abitanti del luogo, abituati a lavorare sodo e a condurre una vita tranquilla, e questo intruso turbolento, grassoccio, incompetente e disonesto che mente su ogni aspetto della sua vita in modo tale da rimandare ciò che appare come una condanna sicura al 100%. Il film si compone di una serie di scenette che mostrano le goffe interazioni di Mocanu con gli abitanti, una successione di eventi in cui vengono usati purtroppo strumenti piuttosto ripetitivi per aggiungere sfaccettature al personaggio e sottolineare la gigantesca distanza tra ciò che ci si aspetta da lui (vale a dire, un uomo dedito ai bisogni della società) e ciò che è realmente.

Anche se Crişan utilizza un approccio molto contenuto e discreto alla storia, e le riprese di Oleg Mutu creano una certa distanza tra il pubblico e i personaggi, The Campaign presenta un messaggio abbastanza chiaro, secondo cui la corruzione può dilagare e persino le persone più oneste possono esserne soggiogate. Inoltre, ciò implica che ogni cosa ricca di significato possa essere deviata e trasformata in uno strumento in grado di sostenere la persona corrotta. Tra i vari modi utilizzati da Mocanu per ingraziarsi gli abitanti di Salonta, vi è la sua interpretazione del famoso discorso di JFK “Ich bin ein Berliner”. C’è un qualcosa di estremamente contorto nell’utilizzare questo discorso come uno strumento per porre un uomo che molto probabilmente dovrebbe essere dietro le sbarre in una posizione di potere…

Oltre ad una certa ripetitività in come Mocanu si relaziona con le persone che lo circondano, The Campaign risente di un’evoluzione pressoché inverosimile del secondo protagonista del film, Viorel. Nel corso della storia viene per troppo tempo rappresentato come un contadino affabile, timido, impacciato e maldestro per vederlo poi divenire un maestro della manipolazione dato che sosterrà pienamente il suo ospite durante il giorno delle elezioni. Tale cambiamento potrebbe rivelarsi troppo brusco e forzato agli occhi del pubblico, ma permette sicuramente al regista di trasmettere il principale messaggio della sua storia.

The Campaign è prodotto dalla società rumena Rova Film e co-prodotto da Mandragora. Il film è gestito a livello internazionale da Picture Tree International.

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(Tradotto dall'inglese da Ilaria Croce)

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