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SITGES 2020

Recensione: A Perfect Enemy

di 

- Kike Maíllo costruisce un sofisticato thriller psicologico con accenti torbidi, ambientato principalmente in un aeroporto e con due personaggi antagonisti a confronto

Recensione: A Perfect Enemy
Tomasz Kot in A Perfect Enemy

Nella Sezione ufficiale del 53º Festival internazionale del cinema fantastico della Catalogna – che sta subendo, coraggiosamente e con il costante sostegno della sua legione di affezionati, i contrattempi delle misure sanitarie recentemente imposte nella regione – concorre questo venerdì 16 ottobre Cosmética del enemigo [+leggi anche:
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, adattamento piuttosto libero – come il regista ci ha confermato qualche giorno fa in un’intervista (leggi qui), e nei cui dialoghi si è alleggerita la magniloquenza del testo originale – che il barcellonese Kike Maíllo ha tratto dal libro omonimo, publicato nel 2001, della famosa e controversa scrittrice belga Amélie Nothomb.

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nella lingua madre di Norman Foster, Cosmética del enemigo basa la sua struttura e la sua trama sul duello verbale tra due personaggi, come già succedeva in film classici come Gli insospettabili di Joseph L. Mankiewicz, polizieschi senza tempo come Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, o in film cult come Fight Club di David Fincher. In questo caso, il duo mal assortito è composto da un elegante architetto di prestigio internazionale e una giovane donna un po' ambigua.

Presentato all'inizio del film, dopo aver tenuto un discorso, firmato libri e scattato diversi selfie con la sua legione di fan, Jeremiasz Angust (il polacco Tomasz Kot anche lui alle prese con la lingua inglese) guida verso l'aeroporto ma, nel bel mezzo del traffico caotico, una giovane donna (Athena Strates) chiede il suo aiuto per arrivare in tempo per prendere un volo. Quello che inizialmente sembra un gioco di seduzione si trasformerà, con il passare dei minuti, in qualcosa di più oscuro, contorto e pericoloso.

Maíllo costruisce il suo lungometraggio illustrando ciò che i personaggi dicono con salti temporali e narrativi che aiutano ad alleggerire i loro discorsi, tra i quali spiccano luoghi di Parigi dall'aria cupa e malsana. Nel frattempo, l’autore di Toro [+leggi anche:
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dà indizi, dati e dettagli inquietanti in modo che lo spettatore – che parteggerà alternativamente per l’uno o per l’altra, come in una vivace partita di tennis – possa intuire cosa nascondono queste due persone così diverse che non smettono di fronteggiarsi.

E nella parte finale arriverà la sorpresa, con una conclusione abbastanza soddisfacente e insolita per questo tipo di film: è l’epilogo inaspettato di una pellicola basata su pilastri come il senso di colpa, l'ossessione e la (im)possibilità di raggiungere quella perfezione di linee a cui la maggior parte degli architetti aspira… Ma sappiamo tutti che alcuni dei loro costosissimi capolavori, nel corso degli anni, finiscono per mostrare falle, crepe e scheggiature.

Cosmética del enemigo è una produzione di Sábado Películas (Spagna), Barry Films (Germania), The Project (Francia) e Hessen-Invest Film (Germania), con l’appoggio dell’ICAA, e delle cui vendite si occupa l’agenzia parigina Pulsar Content.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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