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TRIESTE SCIENCE+FICTION 2020

Recensione: Benny Loves You

di 

- Il film di Karl Holt è un horror della sotto-categoria Dolls Movie, caratterizzato un’efferatezza stemperata da una massiccia dose di humour e una incontenibile creatività

Recensione: Benny Loves You
Karl Holt in Benny Loves You

I giocattoli vengono e vanno. Un orsacchiotto è per la vita. Lo sa bene Jack, il protagonista di Benny Loves You [+leggi anche:
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scheda film
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, film di Karl Holt in Selezione Ufficiale al Trieste Science+Fiction Festival. Interpretato dallo stesso regista - che firma anche sceneggiatura e montaggio - è un toy designer londinese di 35 anni, un loser totale che vive ancora con i genitori nella campagna dell’dell'Hertfordshire, stalkerato dal sanguinario orsetto che conserva da quando era bambino e che è follemente geloso del suo padrone.

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Benny Loves You è un horror della sotto-categoriaDolls Movie”, una serie che è probabilmente partita dal feticcio zuni del terzo episodio della Trilogia Del Terrore, girato da Dan Curtis nel 1975 e attraverso Chucky del cult La Bambola Assassina è arrivata alla recentissima trilogia di Annabelle. La cosa che caratterizza il film di Holt, come molti film del genere, è l’efferatezza stemperata da una massiccia dose di humour (nero, naturalmente). Benny Loves You insomma può essere apprezzato da chi applaude in sala deliziato mentre il cattivo aspira gli organi interni della vittima con un aspirapolvere dotato di filtro hepa, e poi esclama “tah dah!”.

Dopo un compleanno disastroso nel quale i suoi genitori si auto-eliminano nei modi più buffi, Jack rimane solo e deve vendere casa. Nel frattempo viene anche declassato a junior designer dall’esigente capo della Toy Box, Ron (James Parsons), a cui non piace il suo progetto di robot giocattolo che danza (Jack lo ha chiamato impropriamente A.I.D.S. - Artificial Intelligence Disco System), preferendogli quello del collega Richard (George Collie). Jack decide di cambiare vita, di diventare un uomo, compra un manuale per avere successo dedicato ai loser e butta via tutti i vecchi gadget che affollano la sua stanza. Compreso Teddy. Un flashback ci mostra la mamma di Jack che regala al bambino un peluche chiamato Benny sussurrandogli “lui ha la missione di proteggerti, anche contro i demoni dentro l’armadio”.  Benny (costruito da Karin Jehl) è un orsetto color rosso corallo con gilet blu, naso fatto all’uncinetto e occhi a palla da golf. E purtroppo per Jack, ha preso vita e vuole fare terra bruciata intorno a lui. Il primo ad essere torturato, sbudellato e decapitato è l’uomo della banca che ha costretto Jack a mettere in vendita la casa.  E mentre i due poliziotti più stupidi d’Inghilterra (Anthony Stiles e Darren Benedict) indagano sulla sparizione, Jack prende ispirazione dal suo terribile orsetto e disegna una linea di pupazzi spaventosi, gli Skare Bears, che piacciono molto al capo (si chiamano Spook Luke, Stabby Abby, Bad Vlad, Mother T’Razor, e quest’ultima è una suora di peluche). Jack diventa un eroe e conquista il cuore della collega Dawn (Claire Cartwright), mentre Teddy continua la strage uccidendo prima il cane del capo, poi il capo stesso, per poi partire alla caccia di Dawn (scrive sul muro, facendo un piccolo errore, “Birthy Ditch”).

Parodiando i Muppets, Norman Bates e tanti slasher movies entrati nel nostro immaginario, Karl Holt (che partecipa al prossimo The Pandemic Anthology) dimostra una incontenibile creatività, soprattutto nell’esilarante scontro finale tra i robot e Benny, che si è trasformatosi in un ninja. Da elogiare John Bowe per la fotografia e e il sound design. Gli attori palesemente si divertono in questo bagno di sangue e Benny, nonostante la fissità dello sguardo tipica dei peluche, riesce a esprimere dei sentimenti (ama, ama, uccidi, uccidi). Si ride con l’intelligenza delle battute e delle situazioni, e Benny Loves You sembrerebbe quasi una raffigurazione del cinema a basso budget, per il quale ci vuole tanta immaginazione con pochi mezzi.

Il film è prodotto da Darkline Entertainment, mentre la distribuzione internazionale è di Raven Banner (Canada).

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