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SIVIGLIA 2020

Recensione: L'Été nucléaire

di 

- Gaël Lépingle ripercorre nella finzione le prime 24 ore, in modalità "survival", di cinque amici d'infanzia intrappolati all'interno di un perimetro recintato dopo un incidente nucleare

Recensione: L'Été nucléaire
Théo Augier, Constantin Vidal e Shaïn Boumédine in L'Été nucléaire

"Quando cresci ai piedi di una centrale elettrica, sai che può succedere, giusto?". Il tema dell'incidente nucleare ha già ispirato la finzione cinematografica, in particolare dal punto di vista dell'inchiesta giornalistica (Sindrome cinese di James Bridges), dei lavoratori precari (Grand Central [+leggi anche:
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di Michale Boganim), ma è un approccio di immediatezza, concentrato sui giovani abitanti del luogo, che il regista francese Gaël Lépingle privilegia in L'Été nucléaire, presentato in anteprima europea al 17° Festival del cinema europeo di Siviglia, nella sezione competitiva Extraordinary Stories - Special Screen. Un approccio che il regista venuto dal documentario e che ha debuttato nella fiction con Seuls les pirates [+leggi anche:
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(Gran Premio al FID Marsiglia 2018) sfrutta con intelligenza, in un'abile economia di mezzi che non esclude una grande ricchezza di informazioni e una suspense del tipo "survival".

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Quando Victor (Shaïn Boumedine), facendo jogging nelle vaste distese deserte della campagna che circonda la centrale nucleare di Nogent-sur-Seine, si toglie le cuffie che lo isolano dal mondo esterno e sente il suono della sirena di allarme che riecheggia nei dintorni, non sa ancora di trovarsi a un bivio cruciale della sua giovane esistenza. Imbattendosi nei suoi amici d'infanzia Djamila (Carmen Kassovitz), Louis (Théo Augier), Cédric (Constantin Vidal) e Tiffany (Manon Valentin) la cui macchina è incidentata, capisce subito che non potranno raggiungere a piedi l’orda di evacuati e popolazioni in fuga, e che è più prudente rinchiudersi in una fattoria abbandonata. In tv, esperti e giornalisti si susseguono e l'angoscia cresce a porte chiuse mentre la verità sulla gravità dell'incidente viene gradualmente a galla. Ognuno dei cinque protagonisti reagisce emotivamente a modo suo, prendendo decisioni sagge o sconsiderate.

Esaminando da vicino le prime 24 ore di quello che diventa un allarme nucleare di livello 5, Gaël Lépingle descrive con grande precisione, attraverso le reazioni empiriche dei personaggi (che armeggiano con protezioni anti-radiazioni e usano un laptop come contatore Geiger), la realtà di un simile evento a misura d'uomo, descrivendo in profondità la vita dei giovani nelle province della campagna profonda. Dal rifiuto all'accettazione, dall'individualismo alla solidarietà e all'egoismo, dalla paura e dall'attesa all'azione limitata, il film offre, con un minimalismo efficace, uno spaccato che è sia documentaristico sia romanzato molto completo di una situazione straordinaria, all'ombra del minaccioso fumo bianco delle due grandi ciminiere della centrale.

Prodotto da bathysphere, L'Été nucléaire è venduto all’estero da Le Pacte.

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(Tradotto dal francese)

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