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FESTIVAL / PREMI Svizzera

Il Black Movie sarà 100% online

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- La 22esima edizione del festival di Ginevra promette come ogni anno scoperte stuzzicanti malgrado le restrizioni dovute alla crisi sanitaria

Il Black Movie sarà 100% online
DAU. Degeneration di Ilya Khrzhanovskiy e Ilya Permyakov

Confrontato, come innumerevoli altre manifestazioni culturali, alle restrizioni causate dalla pandemia di Covid19, il Festival International de Films Indépendants Black Movie di Ginevra (22-31 gennaio) decide di cambiare pelle senza però perdere una briciola dello spirito irriverente che lo caratterizza. Per la sua 22esima edizione Black Movie mette a disposizione del pubblico, in versione digitale, la totalità della sua programmazione, incontri con i registi (previamente registrati) e tavole rotonde comprese.

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In partenariato con la piattaforma di VOD Shift72, affiliata al sito web Festival Scope, il festival propone quest’anno ben 84 film, tra i quali 41 lungometraggi e 43 cortometraggi (una prima europea e 56 prime svizzere) ripartiti in 7 sezioni tematiche. Lo spirito avventuroso e multiculturale della manifestazione si vede anche dall’eterogeneità territoriale dei film selezionati, provenienti da 48 paesi. Come di consueto, saranno presenti registi e registe diventati con gli anni degli “aficionados” della manifestazione come il sud coreano Hong Sang-soo (La femme qui s’est enfuie, Orso d’argento alla miglior regia alla Berlinale 2020), il giapponese Sion Sono che presenterà in prima europea Red Post on Escher Street, Rehad Desai (che presenterà in binomio con Mark Kaplan How to Steal a Country), il taiwanese Tsai Ming-liang (con il sensuale Days) o il kazako Adilkhan Yerzhanov (Ulbolsyn [+leggi anche:
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).
Immancabili anche le personalità controcorrente come l’ivoriano Joël Akafou che, con il suo Traverser [+leggi anche:
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, ci racconta la storia di un migrante rifugiato in Italia, il cileno Rodrigo Sepúlveda e il suo sublime Tengo miedo torero adattamento cinematografico del romanzo dell’altrettanto sublime autore queer cileno Pedro Lemebel, il brasiliano Felipe Bragança e il suo sorprendente A Yellow Animal [+leggi anche:
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o Teboho Edkins che regalerà al pubblico il suo provocante Days of Cannibalism [+leggi anche:
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intervista: Teboho Edkins
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. Non mancheranno nemmeno i film esteticamente destabilizzanti e dai formati a dir poco originali: DAU. Degeneration [+leggi anche:
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dei russi Ilya Khrzhanovskiy e Ilya Permyakov, una maratona di sei ore e mezzo ispirata dall’esperienza sociologica immersiva e fagocitante DAU o ancora La Verónica del cileno Leonardo Medel, realizzato basandosi sul modello delle vignette Instagram, The Death of Cinema and My Father Too [+leggi anche:
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dell’israeliano Dani Rosenberg che gioca con la frontiera tra realtà e finzione e This Is My Desire dei portavoce del cinema nigeriano Ari e Chuko Esiri. Il cinema di genere sarà presente attraverso i film di Yerlan Nurmukhambetov e Lisa Takeba (Les voleurs de chevaux), del sud coreano Kim Yong-Hoon (Lucky Strike), e di Ryan Kruger (Fried Barry).

Numerose le registe donne (28 in totale), tra queste l’argentina Sol Berruezo Pichon-Rivière con il suo Mamá, mamá, mamá, la bulgara Svetla Tsotsorkova (Sister [+leggi anche:
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intervista: Svetla Tsotsorkova
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), la sud coreana Kim Mi-jo (Gull) e la spagnola Laura Herrero Garvin con il toccante e luminoso La mami [+leggi anche:
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e la cubana Irene Gutiérrez che con il suo Entre perro y lobo [+leggi anche:
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intervista: Irene Gutiérrez
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mette in scena tre veterani cubani della guerra d’Angola. Il Black Movie presenterà anche, in partenariato con la RTS, il documentario The Earth Is Blue as an Orange [+leggi anche:
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intervista: Iryna Tsilyk
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dell’ucraina Irina Tsylik.

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