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SUNDANCE 2021 Concorso World Cinema Documentary

Recensione: President

di 

- Nel suo documentario che sembra più un thriller, Camilla Nielsson mostra come distruggere tutte le pretese di democrazia, in dieci semplici passaggi

Recensione: President

La regista Camilla Nielsson, che già aveva analizzato i cambiamenti nello Zimbabwe nel suo film del 2014 Democrats [+leggi anche:
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, deve essere stata il tipo di bambina che dinanzi al classico finale "e vissero felici e contenti" non si accontentava, e chiedeva: “e poi?”.

A differenza del resto del mondo, che sembra essersi lavato le mani delle sorti del paese da quando Robert Mugabe è stato finalmente destituito dopo essere stato presidente dal 1987 al 2017, in President [+leggi anche:
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intervista: Camilla Nielsson
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(proiettatto al Sundance nella sezione World Cinema Documentary), Nielsson dimostra che, nel mondo della politica, un lieto fine è solo l'inizio. E che la democrazia deve essere costruita giorno per giorno, poiché per alcuni i vecchi metodi sono sempre molto più attraenti.

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In President, che si concentra sugli eventi che hanno portato alle presunte elezioni "libere e trasparenti" del 2018, Mugabe può anche non esserci più – almeno fino a quando non convoca una conferenza stampa improvvisa, affamato di riflettori – ma i suoi collaboratori sono sempre lì che parlano in modo diverso, ma percorrono la stessa strada. Questo è ciò che intende dimostrare il leader del Movimento per il cambiamento democratico Nelson Chamisa, che sfida Emmerson Mnangagwa, dell’Unione nazionale africana - Fronte patriottico dello Zimbabwe e noto alleato di Mugabe, ma il risultato finale è l'ultimo dei suoi problemi. "Quello che mi preoccupa è la mattina dopo", si dice qui, e sulla scia dell’isteria "stop the steal" e del colpo di stato militare del Myanmar, in corso in queste ore, questo film non avrebbe potuto avere un tempismo migliore.

Nielsson conosce il suo argomento e vuole esplorarlo, piuttosto che semplificarlo – sebbene all'inizio ci siano alcune descrizioni del tipo “chi è chi”, un’evidente cortesia della regista, che non vede l'ora di addentrarsi nella storia. In breve, queste non sono “Le elezioni dello Zimbabwe per deficienti”; è un thriller vero e proprio. È complesso, sorprendentemente facile da seguire e non appesantito da commenti aggiuntivi, poiché dal modo in cui Nielsson riprende, potrebbe star accadendo tutto ora. E probabilmente è così, in molte parti del mondo.

La regista danese ha un occhio formidabile, che passa dalle scene di folla a sguardi fugaci che raccontano una storia completamente diversa da quella condivisa con il pubblico, coprendo proteste, incontri, telefonate preoccupanti e persino momenti di speranza. Con una durata di oltre 130 minuti, President è implacabile, spesso dolorosamente lungo, ma la regista ci mette un sacco di cose – compresa la descrizione di incidenti estremamente violenti che circondano le elezioni, raccontate in modo così secco non perché a nessuno importi, ma perché nessuno ne è sorpreso. Questa convinzione che forse, solo una volta, "gli imbroglioni smetteranno di imbrogliare" viene messa alla prova piuttosto rapidamente, e portare le ricevute non ha importanza, giacché nessuno testimonierà comunque – soprattutto perché, come affermato in una scena sbalorditiva, le persone non vogliono i loro nomi vengano menzionati. La democrazia deve essere costruita giorno per giorno, ma ha anche bisogno di protezione, poiché basta che qualcuno soffi sul castello di carte perché questo crolli.

President è prodotto dalla danese Final Cut for Real, ed è coprodotto dall’americana Louverture Films, la norvegese Sant & Usant, la britannica BBC Storyville e la tedesca ZDF/Arte. Le vendite internazionali sono guidate da Cinephil.

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(Tradotto dall'inglese)

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