email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

SUNDANCE 2021 Concorso World Cinema Documentary

Recensione: Taming the Garden

di 

- Il nuovo documentario della regista georgiana Salomé Jashi è un’ode al contempo crudele e poetica alla natura che lotta per sopravvivere alla crudeltà umana

Recensione: Taming the Garden

La giovane regista georgiana Salomé Jashi non è certo estranea ai festival internazionali: Bakhmaro, uno dei suoi primi lavori, sorta di viaggio surreale tra le mura di un fatiscente ma decisamente colorito complesso abitativo di una cittadina della provincia della Georgia, ha ricevuto la menzione speciale per un giovane talento nel campo dei documentari al DOK Leipzig 2011, mentre The Dazzling Light Of Sunset [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
, ritratto senza concessioni tra umorismo e realismo crudo della società georgiana contemporanea è stato premiato con il Sesterzio d’argento nella sezione Regard Neuf a Visions du réel 2016. Il suo ultimo documentario Taming the Garden [+leggi anche:
trailer
intervista: Salomé Jashi
scheda film
]
è stato infine selezionato quest’anno nel Concorso World Cinema Documentary del Sundance Film Festival.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Con Taming the Garden Salomé Jashi continua il suo viaggio tra le viscere della sua Georgia natale ma questa volta non sono i suoi abitanti a testimoniare ma piuttosto la natura, simbolo di un popolo dalla storia secolare che rischia di perdersi. Taming the Garden è un poema visivo nel quale la rivalità tra natura e uomo sembra inasprirsi diventando un combattimento ad armi impari nel quale la speranza lascia il posto allo sgomento.

Un uomo potente ma in apparenza “anonimo” ha sviluppato una passione ossessiva per alberi centenari che con gli anni sono diventati monumenti naturali del suo paese. Quello che vuole è possederli, collezionarli trasformandoli in schiavi obbedienti sottomessi al suo volere. Il suo piano macchiavellico comprende l’acquisto di questi mastodonti, alcuni alti come un palazzo di quindi piani, presso comunità che abitano le coste georgiane, sradicarli e trapiantarli nel suo giardino privato. Per portare a termine la sua surreale missione, gli alberi sono letteralmente prelevati dal loro habitat naturale, strappati dalle loro terre e trasformati in merce di scambio priva di anima. Il paesaggio che li ha accolti e gli abitanti che li hanno per generazioni ammirati e riveriti devono imparare a vivere senza di loro, privati di un’eredità naturale che non li rendeva certo ricchi ma che li faceva sentire speciali e privilegiati. Taming the Garden segue con uno sguardo poetico di un’accecante bellezza questo viaggio forzato verso un avvenire ignoto, accompagna l’emigrazione forzata di esseri viventi ammutoliti, sottomessi loro malgrado ai capricci del capitalismo. Fedele all’estetica che caratterizza tutti i suoi lavori, Salomé Jashi dipinge un ritratto al contempo crudele e affascinante della società georgiana contemporanea. Un ritratto dove gli alberi centenari incarnano i bisogni e i valori di tutta una società, la linfa che alimenta la storia di un popolo sbigottito e questo al di là delle differenze economiche e dei conflitti politici che l’accompagnano. Sradicati dalla loro terra, i protagonisti di Taming the Garden fluttuano senza annegare, adattandosi a una nuova dimora/prigione che non hanno scelto ma che devono imparare a domare se vogliono sopravvivere.

Taming the Garden è prodotto da Mira Film Basel (Svizzera), Sakdoc Film (Georgia), SRF Schweizer Radio und Fernsehen, ARTE, Radio Bremen Fernsehspiel  e venduto all’internazionale da Syndicado Film Sales (Canada).

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy