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IFFR 2021 Limelight

Recensione: Mitra

di 

- Kaweh Modiri dirige un'opera tesa e coinvolgente su una perdita traumatica e sul ruolo perverso della vendetta

Recensione: Mitra
Jasmin Tabatabai (a sinistra) e Shabnam Tolouei in Mitra

Il secondo lungometraggio del regista olandese-iraniano Kaweh Modiri, Mitra [+leggi anche:
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, è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione Limelight dell'International Film Festival Rotterdam di quest'anno. Allievo dell'Università di Amsterdam e della Gerrit Rietveld Academie, Modiri ha lanciato il suo primo lungometraggio nel 2016, un thriller poliziesco intitolato Bodkin Ras [+leggi anche:
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(anch'esso presentato all'IFFR).

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La storia di Mitra, scritta dallo stesso regista e ispirata alle vicissitudini della sua famiglia (come chiaramente affermato nei titoli di testa), è per lo più ambientata nel 2019 e ruota attorno a una vecchia scienziata iraniana, di nome Haleh (interpretata da Jasmin Tabatabai). La donna, che ora vive nei Paesi Bassi, aveva una figlia che fu giustiziata a Teheran nel 1982, in seguito al tradimento di una delle migliori amiche della ragazza, Leyla (Shabnam Tolouei), che non ha mai visto ma che sarebbe comunque in grado di riconoscere dalla sua voce. Quasi 40 anni dopo, Haleh ha l'opportunità di vendicare l'esecuzione di sua figlia quando scopre che anche la traditrice vive nei Paesi Bassi. La donna, ora nota come Sare, cerca di cavarsela come può con sua figlia Nilu (Avin Mashadi), e Haleh si intrufola lentamente nella sua vita offrendole l'aiuto tanto necessario.

Nel frattempo, il fratello di Haleh Mohsen (Mohsen Namjoo) arriva dalla Germania e la scoraggia ripetutamente dal cercare vendetta. Namjoo offre qui un buon ritratto di un vecchio uomo devastato sia fisicamente che mentalmente da molti anni di prigione e dalla sua lotta contro il regime; si sente costantemente minacciato e cerca di guadagnarsi da vivere con il trading di opzioni a breve termine. Il netto contrasto tra il Mohsen che vive nel 2019 e quello più giovane che appare nei numerosi flashback ambientati nei primi anni '80 evidenzia efficacemente il processo di disincanto che ha attraversato. Questo è visibile anche attraverso diversi piccoli dettagli, ad esempio il modo in cui il suo passo e la velocità e la prosodia del suo discorso sono cambiati nel tempo. Inoltre, Haleh deve convivere con un dolore che la consuma dall'interno e la spinge a perseguire una scelta irrazionale e irresponsabile dopo l'altra. Attraverso i flashback, gli spettatori scopriranno – a poco a poco – la serie di eventi che hanno portato all'esperienza di Haleh con la perdita.

Così, i temi della maternità e il valore perverso della vendetta prendono gradualmente il centro della scena all'interno della trama. Con strumenti semplici, in particolare una regia precisa e una recitazione avvincente, il film di Modiri acquista fascino e credibilità. Nel complesso, il lungometraggio è un’opera tesa e coinvolgente. L'ultimo terzo del film è altamente emotivo e la "resa dei conti" finale tra Haleh e Leyla/Sare offre spunti di riflessione sull'inversione di ruolo tra vittime e carnefici.

Più sottilmente, il film tocca anche il tema dell'integrazione, in particolare mostrando i diversi status sociali e approcci alla vita scelti da Haleh, che è in grado di ottenere riconoscimento attraverso i suoi successi professionali, Mohsen, che trascorre le sue giornate in un modesto appartamento, spesso sola, e Leyla/Sare, che non si sente in grado di fornire un futuro luminoso a sua figlia e fatica persino a parlare olandese.

Mitra è prodotto dall’olandese BALDR Film, la tedesca IGC Films e la danese Snowglobe. La società di Amsterdam Nine Films si occupa delle vendite internaizonali. Cinéart Netherlands distribuisce il film nei Paesi Bassi.

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(Tradotto dall'inglese)

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