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BERLINALE 2021 Generation

Recensione: Nelly Rapp - Monster Agent

di 

- BERLINALE 2021: Nel bel film per bambini di Amanda Adolfsson tratto dai libri di Martin Widmark, i vampiri vegani hanno finalmente un senso

Recensione: Nelly Rapp - Monster Agent
Lily Wahlsteen in Nelly Rapp – Monster Agent

I bravi ragazzi vestono sempre di nero, anche se nel secondo lungometraggio di Amanda Adolfsson, Nelly Rapp – Monster Agent [+leggi anche:
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, basato sui libri di Martin Widmark, le spille a forma di pipistrello hanno la meglio sui Ray-Ban. Ma c'è molto di più di una leggera somiglianza con Men in Black in questa storia proiettata nella sezione Generation della Berlinale, soprattutto riguardo al concetto di "mostri agenti speciali". Si tratta di un'organizzazione clandestina dedita a trattare con creature mitiche problematiche, che raccoglie informazioni dalla stampa rosa e fornisce coperture ai membri dell'organizzazione per evitare di spaventare la popolazione civile. Anche coperture poco credibili, come quella di "life coach", chiaramente falsa.

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Nessun problema, però, giacché nonostante tutti i riferimenti, Nelly Rapp è comunque una proposta adorabile con un grande senso dell'umorismo (una rarità se si pensa alla maggior parte dei film per bambini). I tempi sono cambiati, ma gli spiriti acquatici preferiscono ancora suonare il violino nudi, rovinando concerti rispettabili; i mostri di Frankenstein potrebbero prendere parte alla trasmissione culinaria The Great Swedish Bake-off e qualcuno cerca di far mangiare broccoli a uno zombi chiaramente sconvolto. Una scena che, francamente, fa molto ridere.

La piccola rossa Nelly (Matilda Gross) fa tutte queste scoperte e le accetta con un certo aplomb, specialmente quella che anche la sua defunta madre fosse coinvolta nel business. Almeno prima della sua misteriosa scomparsa, che potrebbe essere perfettamente trattata in un sequel (sì, grazie). Forse perché la giovane donna non è mai riuscita a inserirsi, non certo nella sua scuola, dove raccontare storie di "donne coperte di sangue" e spruzzare ketchup su un pubblico indifferente raramente ti rende popolare. L'intero film parla della scelta di mimetizzarsi o di risaltare come un dito brutalmente tagliato che schizza dalla sua mano. Nel caso di Nelly, anche il suo sfortunato padre le chiede se può "fingere di essere come gli altri" (orrore, orrore). Un dilemma affrontato anche dai mostri "problematici", sebbene nessuno si preoccupi di chiedere cosa vogliono veramente. Non i broccoli, ovviamente, questo è dolorosamente chiaro.

Questo messaggio di inclusione e rispetto di sé funziona abbastanza bene, soprattutto perché tutti i piccoli dettagli divertenti evitano di cadere nel sentimentalismo. Dopotutto, l'ombroso padre di Nelly la lascia da sola in vacanza con uno di nome Zio Hannibal, nonostante l'inclinazione di quest'ultimo a trascinare figure incatenate nella sua casa spettrale di notte. Parlando di costruzione del personaggio, nessuno perde troppo tempo a mentire alla ragazza, a partire da una semplice conversazione che instaura una fiducia reciproca: "Cosa c'è nel seminterrato?" -"Mostri, quindi non andarci". La ragazza ci andrà, ovviamente, accompagnata dal suo cane London. Ma almeno saprà cosa aspettarsi.

Nelly Rapp – Monster Agent è prodotto dalla svedese SF Studios. Le vendite internazionali sono curate da REinvent Studios.

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(Tradotto dall'inglese)

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