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CINÉMA DU RÉEL 2021

Recensione: FREIZEIT or: the opposite of doing nothing

di 

- Cinque giovani berlinesi, portabandiera di una gioventù impegnata, riflettono concretamente sul futuro, la gentrificazione, il sessismo e la conformità ai valori sociali dominanti

Recensione: FREIZEIT or: the opposite of doing nothing

"Possiamo ancora vivere nel nostro quartiere o dobbiamo inevitabilmente trasferirci in periferia?". "Come essere cittadini liberi nella cultura della performance e della massimizzazione del profitto?". "Come vivere quando non si condividono i valori della società?". "Di fronte al sessismo, bisogna far finta di niente o non voler subire?". In questi tempi di pandemia si parla molto di una gioventù sacrificata, ed è una prospettiva molto istruttiva sull'identità e le domande profonde di alcuni rappresentanti di questa generazione, attraverso un ritorno all’estate 2018 a Berlino, che offre il documentario FREIZEIT or: the opposite of doing nothing, il primo lungometraggio della regista tedesca Caroline Pitzen, presentato in concorso internazionale al 43° Festival Cinéma du réel.

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Jasper, Juno, Lilly Mary, Hartig e Mila hanno appena 20 anni e vedono come un'ingiustizia la gentrificazione del quartiere alternativo di Friedrichshain, che vede i cocktail bar sostituire i piccoli negozi di alimentari locali e gli abitanti storici che si trasferiscono in periferia per far posto a yuppies e radical chic. Ma questo è ben lungi dall'essere l'unico motivo di preoccupazione per i nostri cinque giovani, che formano un piccolo think tank molto impegnato, partecipando occasionalmente a manifestazioni contro l'estrema destra o ad attività educative nelle scuole superiori. Hanno convinzioni ben radicate (che si potrebbero qualificare come umanesimo di sinistra), ma cercano comunque di capire chi si conforma senza batter ciglio alle regole sociali dominanti, e soprattutto si scambiano, discutono, dibattono, ribaltando i problemi come un cubo di Rubik fino a definire idee chiare da comunicare.

Una vasta panoramica che comprende le radici del sessismo ("questo va ben oltre le statistiche sulle disuguaglianze salariali e sulla posizione sociale, è presente a livello di interazioni tra le persone nello spazio pubblico"; "l'immagine della donna plasmata dalla società viene riprodotta nelle scuole"), l'informazione degli scolari sui diritti individuali e la loro partecipazione ai processi decisionali al fine di liberarsi dalle catene del pensiero gerarchico, il futuro e i mezzi per rimanere fedeli ai propri ideali ("gli squatter degli anni '80 hanno finito per comprare i loro appartamenti...; sono diventati grandi capitalisti, temo che finirà così"), la legge bavarese sulla polizia allora in gestazione ("in uno stato costituzionale non si dovrebbe permettere la schedatura di innocenti cittadini considerati potenziali pericoli sulla base di criteri vaghi, al fine di metterli ai domiciliari o vietar loro di viaggiare"), ecc. Il tutto disseminato di letture (testi di Kurt Tucholsky o Marx ed Engels) e di film (Kuhle Wampe or Who Owns the World? di Slatan Dudow - 1932 su sceneggiatura di Bertolt Brecht).

Questi giovani, che mostrano una grande maturità intellettuale, hanno comunque la loro età: cantano, ballano, ridono, fumano, bevono birra, passeggiano nei parchi, sui tetti e attraversano Berlino in bicicletta. Con le sue pazienti inquadrature fisse, Caroline Pitzen conferisce ai suoi protagonisti un'aria accattivante e lascia emergere uno scorcio della maniera collettiva attraverso la quale si possono fomalizzare le idee e svilupparsi una (micro) società: "prestare attenzione agli altri e ascoltarli, non essere egoisti". Precetti che restano validi al di là di ogni colore ideologico e in ogni momento.

FREIZEIT or: the opposite of doing nothing è prodotto da Caroline Pitzen, Ljupcho Temelkovski e Philipp Fröhlich per OKNO.

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(Tradotto dal francese)

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