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DIAGONALE 2021

Recensione: Me, We

di 

- Il secondo lungometraggio di David Clay Diaz è un dramma piuttosto didattico sulla crisi dei rifugiati

Recensione: Me, We
Lukas Miko in Me, We

Cinque anni fa il regista David Clay Diaz, nato in Paraguay ma attualmente residente a Vienna, realizzò il suo film d’esordio, intitolato Agonie [+leggi anche:
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, un mix di generi ricco di originalità e di suspense in bilico tra il dramma poliziesco e il thriller psicologico che riuscì a catturare l’attenzione di alcuni critici cinematografici. Il suo secondo lungometraggio, il dramma incentrato sulla crisi dei rifugiati Me, We [+leggi anche:
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, è altrettanto ambizioso, ma più ordinario in termini di approccio artistico. È stato recentemente proiettato in anteprima a Diagonale, mentre la sua distribuzione nelle sale cinematografiche proseguirà a livello nazionale in estate.

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Il film è ambientato nell’estate del 2020 in un universo parallelo, dove la pandemia da COVID-19 non è mai esistita e non ha sottratto i riflettori dei media alla perdurante crisi dei rifugiati. Gli Europei di calcio sono alle porte e stanno monopolizzando i titoli di tutti i giornali in Austria. Beh, fino a quando un richiedente asilo non deciderà di fare qualcosa che lo farà finire in prima pagina. La trama del film segue la storia di quattro austriaci che hanno tutti punti di vista diversi in merito alla perdurante crisi.

Marie (Verena Altenberger, da The Best of All Worlds [+leggi anche:
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) va in Grecia per fare volontariato in un campo provvisorio per rifugiati. Si aspetta di fare una buona azione e di salvare vite, ma resta piuttosto delusa quando realizza di avere le mani legate a causa delle ipocrite politiche europee sui rifugiati. Marcel (uno dei protagonisti di Agonie, Alexander Srtschin) è un ragazzo di destra che non sopporta vedere giovani donne importunate da stranieri, per questo lui e i suoi amici organizzano un’operazione di protezione e di scorta che aiuterà tutte le donne in difficoltà.

Petra (Barbara Romaner) accoglie in casa sua l’adolescente rifugiato Mohammed (Mehdi Meskar) per aiutarlo a integrarsi nella società, a ottenere l’asilo e a rimanere in Austria. Ma quando scopre che l’adolescente siriano Mohammed è in realtà un ventiduenne marocchino di nome Manssur emigrato per questioni economiche, il sogno di Petra di diventare una madre salvatrice viene messo a dura prova. O le sue intenzioni sono in realtà più sinistre? Infine, Gerald (Lukas Miko, aggiudicatosi il premio come miglior attore a Diagonale – leggi la news) gestisce un rifugio per richiedenti asilo ed è piuttosto devoto al suo lavoro e alla causa. Ma un conflitto con uno dei residenti, il rude e ribelle Aba (Wonderful Idowu), lo trasformerà in un uomo ostinato, vendicatore e complottista che non avrebbe mai immaginato di poter diventare.

Le quattro storie si sviluppano simultaneamente in una struttura simile a quella di un mosaico, per non intrecciarsi l’una con l’altra in nessun punto della trama, ma offrono la possibilità a Diaz e al suo co-sceneggiatore Senad Halibašić di esplorare diverse angolazioni, e ciò avviene  in un modo di per sé più didattico e polemico che intrigante. Gli attori sono ben associati ai loro ruoli, ma nonostante la durata di due ore, non hanno abbastanza libertà di azione per esplorare i loro personaggi e renderli più realistici. Di conseguenza, sono funzionali e servono come meri strumenti per rendere evidenti i punti etici e politici della crisi. Neanche Diaz ha la possibilità di mostrare il suo talento registico, per questo si affida a soluzioni piuttosto classiche. Tuttavia, il montaggio di Lisa Zoe Geretschläger è degno di lode e rende Me, We (il titolo è preso dalla poesia più corta del mondo scritta dal pugile Muhammad Ali) facile da seguire.

Me, We è una produzione austriaca di Coop99 Filmproduktion. Filmladen gestisce la distribuzione a livello nazionale.

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(Tradotto dall'inglese da Ilaria Croce)

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