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CANNES 2021 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: Ouistreham

di 

- CANNES 2021: Juliette Binoche si infiltra nel quotidiano della precarietà contemporanea in questo lungometraggio umanista di Emmanuel Carrère, liberamente tratto da un libro di Florence Aubenas

Recensione: Ouistreham
(sx-dx): Léa Carne, Emily Madeleine, Christèle Lambert, Juliette Binoche, Evelyne Porée e Patricia Prieur in Ouistreham

"Il tuo progetto personale? Specializzarti come donna di servizio. Le pulizie sono il futuro, non sono delocalizzabili". Senza qualifica o esperienza professionale, in territori fortemente colpiti dalla disoccupazione, l'orizzonte occupazionale è ultra limitato e nella migliore delle ipotesi, a 7,96 euro netti all'ora, ti aspetta una vita precaria (perché devi trovare un buon alloggio, dar da mangiare alla tua famiglia e mettere benzina nell’auto) scandita dalle sveglie alle 4.30 e la pulizia dei gabinetti sporchi (da evitare, i più esperti sanno che è meglio lavare i pavimenti) a ritmi intensivi. È in questo mondo svantaggiato che la famosa giornalista Florence Aubenas si è infiltrata per scrivere Le quai d’Ouistreham, un libro liberamente adattato dal cineasta-romanziere Emmanuel Carrère (con Hélène Devynck come co-sceneggiatrice) e diventato un lungometraggio ribattezzato Ouistreham [+leggi anche:
trailer
intervista: Emmanuel Carrère
scheda film
]
che ha aperto la 53ma Quinzaine des Réalisateurs, nell'ambito del 74° Festival di Cannes.

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Trasferitasi in incognito a Caen, la (nota) scrittrice Marianne Winckler (Juliette Binoche, impeccabile nel ruolo e circondata da non professionisti) si reinventa dunque una vita come moglie abbandonata in un'altra città dopo più di 20 anni di matrimonio e di vita da casalinga. "Devo ricominciare da capo", spiega a Pôle emploi, dove le viene consigliato di presentarsi come "dinamica, gioviale, con spirito di squadra e disponibile a tutte le ore, domenica compresa". Dopo un rapido addestramento (presso lo SBAM - Sorriso Buongiorno Arrivederci Grazie - e alla lavasciuga), viene introdotta in un piccolo gruppo addetto alle pulizie (express) di una trentina di bungalow, sanitari compresi. A poco a poco, lavoro dopo lavoro, Marianne scopre i trucchi del mestiere e simpatizza con "alcuni colleghi", il che la porta a un nuovo impiego a Ouistreham: pulire le cabine dei traghetti ad alta velocità che fanno la spola non-stop tra la Francia e l'Inghilterra, nel brevissimo lasso di tempo tra lo sbarco dei passeggeri e l'imbarco dei successivi viaggiatori. Una vita dura, laboriosa, addolcita dalla solidarietà fra lavoratori e dall’amicizia con Christèle (Hélène Lambert), madre di due bambini di cui la scrittrice ha segretamente deciso di dipingere il ritratto. Ma le buone intenzioni accuratamente celate dall'infiltrata ("Sono stufa di sentir parlare di precarietà in astratto, voglio rendere visibile l'invisibile, capire") non sono forse una forma di tradimento?

Modificando la traiettoria del libro per iniettargli una dimensione emotiva (che Florence Aubenas aveva accuratamente evitato, per deontologia), Emmanuel Carrère apre il film a una dimensione più empatica e melodrammatica, una scelta che ha le sue buone ragioni narrative, ma che può far discutere, generando un po' di artificiosità in una rappresentazione che nel complesso trasuda verità (in particolare grazie a tutti i suoi interpreti, ricchi di umanità). Filmando in un tono volutamente classico ed evitando ogni eccesso e durezza per restituire al meglio un mondo sociale le cui banali difficoltà parlano da sole, vanno riconosciuti al regista i suoi meriti, poiché firma un lungometraggio che saprà veicolare un tema importante a un vasto pubblico. Tuttavia, ci si chiede cosa avrebbe fatto il maestro del genere, Ken Loach, con un materiale simile.

Prodotto da Curiosa Films e Cinéfrance Studios, e coprodotto da France 3 Cinéma e Studio Exception, Ouistreham è venduto nel mondo da France TV Distribution.

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(Tradotto dal francese)

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