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VENEZIA 2021 Concorso

Recensione: Sundown

di 

- VENEZIA 2021: Michel Franco torna al Lido con un settimo lungometraggio che sembra più uno schizzo incompiuto

Recensione: Sundown
Tim Roth in Sundown

L'ultima volta che Michel Franco è venuto in Italia, e al concorso principale della Mostra del Cinema di Venezia, ha spaventato tutti a morte con Nuevo orden [+leggi anche:
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, quindi è perfettamente comprensibile che abbia voluto fare le cose con più calma questa volta. Ma Sundown [+leggi anche:
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sembra un preludio a qualcosa di molto più grande e alla fine rimane insoddisfacente, come un corto prestigioso improvvisamente allungato al limite.

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Tutto inizia in un bell'hotel di Acapulco - la città dove Franco, a quanto si dice, andava in vacanza da bambino - dove un uomo e una donna, e due bambini abbastanza grandi, si stanno chiaramente divertendo, e vanno in città con dei margarita. Ci sono cene, nuotate e momenti per abbronzarsi. Ci vuole un po' per capire che questi non sono i figli di Neil (Tim Roth) e che Charlotte Gainsbourg non interpreta sua moglie. Sono fratelli che stanno per ricevere una chiamata molto dolorosa.

Roth, che ha anche lavorato con il regista in Chronic [+leggi anche:
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del 2015, ancora una volta offre una performance molto attenuata - è come se Franco avesse la capacità di tirare fuori la maggior parte della tenerezza nell'attore, così famoso per i suoi ruoli da cattivo, "Ti amo, Honey Bunny". Ma c'è qualcosa di strano in Neil, visibile fin dall'inizio, il quale dopo alcune perturbazioni finisce in Messico completamente solo. Non è mai chiaro il perché, però - perché decide di continuare con le bugie e fingere che non ci sia nessuno ad aspettarlo all'altro capo del telefono. È una sensazione inquietante, non sapere nulla della persona che si sta osservando sullo schermo, eppure Franco sembra divertirsi.

Per essere la storia di un uomo sotto pressione che - e questa è una svolta credibile - decide invece di sedersi, letteralmente, passando ore e ore su una spiaggia calda mezzo addormentato, è molto moderata. Neil inizia una nuova vita, illudendosi che quella vecchia non verrà mai a trovarlo. Trova un posto economico dove stare, una fidanzata e una sorta di esistenza rilassata dove nessuno fa domande, a patto che tu stia comprando un'altra birra. Ma i disordini in Messico non sono mai lontani, e il paradiso delle vacanze finisce non appena si lascia la piscina dell'hotel di lusso. Sulla spiaggia pubblica, è un'altra storia - con persone a cui viene sparato in pieno giorno e altre che non sembrano nemmeno sorpresi.

C'è un'improvvisa svolta che ricorda Succession, poiché viene rivelato che Neil e sua sorella sono eredi di un'enorme fortuna, compresi i macelli che chiaramente sono entrati nel suo subconscio molto tempo fa. È strano, e allo stesso tempo non lo è, perché ancora una volta Franco può esplorare le divisioni sociali e la possibile violenza che scoppia ogni volta che il privilegio incontra una completa mancanza di prospettive. Eppure, quando i titoli di coda hanno iniziato a scorrere in quella proiezione notturna per la stampa, qualcuno ha sussurrato, "Tutto qui?" nel cinema, e sì, proprio come in quella vecchia canzone, Sundown lascia lo spettatore a chiedersi se sia tutto qui.

Sundown è una coproduzione tra Messico, Francia e Svezia di Luxbox, Film i Väst, Common Ground Pictures e Teorema. Le sue vendite internazionali sono gestite da The Match Factory.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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