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FILM / RECENSIONI Italia / Svizzera

Recensione: 3/19

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- Kasia Smutniak brilla nei panni di un’avvocatessa di successo vittima di un incidente che rimette in discussione tutta la sua vita, nel nuovo dramma di Silvio Soldini

Recensione: 3/19
Kasia Smutniak in 3/19

Alle persone morte in anonimato viene assegnato un numero. È cio che indica il titolo apparentemente criptico del nuovo dramma di Silvio Soldini, 3/19: il terzo morto, di identità ignota, dell’anno 2019. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un immigrato. Ed è proprio uno di questi immigrati senza nome, o meglio il suo fantasma, a ossessionare la protagonista dell’undicesimo lungometraggio del regista milanese, innescando in lei un vortice di sentimenti, che vanno dal senso di colpa alla rimessa in discussione di tutta la sua vita.

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Una donna in carriera con “un carattere di merda”: così ci viene presentata la bella, elegante e super indaffarata Camilla (Kasia Smutniak), avvocatessa di successo al soldo di una grossa multinazionale, separata e con una figlia ventenne che la detesta. Immersa nel tran tran quotidiano di riunioni, telefonate, transazioni milionarie, ai piani alti dei palazzi in vetro e acciaio della finanza di Milano, e il tutto condito da un linguaggio tecnico pieno di anglicismi pressoché incomprensibile, Camilla non si prende mai una vacanza, non sa nemmeno cosa sia una domenica libera, non ha mai fatto una torta né un giro in bicicletta. Ha una relazione clandestina con un uomo sposato, e quando rientra nel suo appartamento di lusso, così grande e vuoto, è triste e sola.

Una notte, però, è costretta a fermarsi. Scesa di impeto da un taxi, e mentre attraversa la strada sotto una pioggia scrosciante, viene investita da un motorino con a bordo due extracomunitari, che cadono in terra. Uno si rialza e se ne va; l’altro, rimane sull’asfalto. Camilla se la cava con un polso rotto, il ragazzo muore. Presa dai sensi di colpa e dai dubbi (il semaforo era rosso o verde?), la donna comincia a indagare sull’identità di questo giovane uomo, vorrebbe che la sua famiglia sapesse, vorrebbe che questo ragazzo venuto da lontano, e che porta su di sé i segni delle torture, avesse una degna sepoltura.

La donna scende quindi dalla sua torre d’avorio e intraprende un viaggio in una realtà molto distante dalla sua, tra obitori, centri di accoglienza e mense dei poveri; la sua crescente angoscia la porta gradualmente a riaprire vecchie ferite e a guardarsi dentro. E l’incontro con un uomo semplice, Bruno (Francesco Colella), il direttore dell’obitorio che la aiuta nelle sue ricerche e che sembra l’unico a comprenderla, le farà intravedere che un’altra vita, più umana ed empatica, è possibile.

Cambiare, prendersi cura degli altri, ma anche di se stessi rinunciando ai ritmi frenetici del lavoro, sono i temi che si intrecciano in questo film denso di contenuti che parla anche di elaborazione del lutto e di morti invisibili, e che mette in contatto due mondi opposti, da una parte chi ha tutto e dall’altra chi non ha niente. Per Smutniak, l’occasione di un ruolo intenso e importante, al quale l'attrice polacca naturalizzata italiana sa dare profondità e sfumature, compreso quel senso di estraneità, di disorientamento di quando la vita vera irrompe con forza nella tua gabbia dorata.

3/19 è una coproduzione italo-svizzera di Lumière & Co. e Vision Distribution con Ventura Film. La distribuzione italiana è affidata a Vision Distribution, che lo porta nelle sale l’11 novembre in 130 copie.

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