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GIFF 2021

Recensione serie: Sacha

di 

- La serie svizzera non indietreggia di fronte a nulla regalando agli spettatori una storia crudele e catartica basata sulla vita di Nicole Castioni

Recensione serie: Sacha
Sophie Broustal e Thibaut Evrard in Sacha

Grazie al successo di serie esteticamente potenti e narrativamente intriganti quali l’affascinante Quartier des banques, venduta in una dozzina di paesi, Station horizon che è stata integrata nel catalogo di Netflix o ancora Double vie, adattamento televisivo di una serie fiamminga che mette in scena un uomo che ha costruito il suo quotidiano su un doppio gioco dalle conseguenze devastanti, le serie TV svizzere hanno dimostrato di sapere il fatto loro.

Sacha, serie intensa e per certi versi destabilizzane realizzata da Léa Fazer fa parte di queste produzioni TV dal forte potenziale estetico e narrativo. Scoperta in avant-première al 27° GIFF di Ginevra, Sacha promette di mantenere il pubblico con il fiato sospeso grazie ad un’innegabile tensione drammatica e ad una salutare dose di faccia tosta.

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Sacha è una serie composta da 6 episodi di 52 minuti ciascuno, un condensato di suspense che malgrado qualche eccesso di zelo narrativo riesce a catturare dal primo episodio. Liberamente ispirata alla vita dell’ex giudice ginevrina Nicole Castioni, raccontata da lei stessa nel libro autobiografico Le soleil au bout de la nuit (1998), Sacha è un thriller psicologico che affronta senza mezzi termini tematiche scottanti quali la prostituzione, il traffico di esseri umani, le violenze sessuali e psicologiche, l’incesto o il crimine organizzato. Cinquanta giorni intensi di riprese hanno permesso alla regista Léa Fazer (in collaborazione ravvicinata con Nicole Castioni che ha partecipato alla scrittura della sceneggiatura) di tessere una trama che mescola abilmente il racconto della gioventù di Castioni marcata da cinque anni di manipolazioni e violenti rapporti di dominazione e la finzione che si concentra sullo smantellamento di un pericoloso traffico di esseri umani.

Doppia inchiesta: poliziesca e intima, Sacha mette in scena con sincerità e coraggio una donna che deve affrontare il peso del suo passato per liberarsi dal mutismo emotivo nel quale è sprofondata e per liberare allo stesso tempo la parola su di una violenza che tocca molte donne (ma non solo). Nutrita da un casting quasi integralmente svizzero: Sophie Broustal (che interpreta con maestria la Nicole Castioni giudice e procuratrice), Vanille Lehmann, Michel Voïta o ancora Thibaud Evrard, Sacha ci spinge a riflettere sui meccanismi perversi che possono unire due persone malgrado la volenza e gli abusi. A questo proposito Nicole Castioni in un’intervista afferma “Sacha, è un miracolo, sono molto fiera che mi abbiano dato fiducia e che siamo riusciti a mettere in piedi questo progetto che considero addirittura come un atto militante, un testamento”. Malgrado una sovrabbondanza di storie che si incrociano e sovrappongono rendendo la narrazione a volte eccessivamente densa: il passato di Castioni dominato da violenze sessuali e psicologiche, il passato più recente nel quale Sacha sembrava essersi liberata dalle catene della prostituzione e l’inchiesta post omicidio condita da una caccia contro dei pericolosi trafficanti di esseri umani, Sacha riesce comunque a mantenere la rotta. Una serie TV che merita sicuramente di essere scoperta.

Sacha è coprodotta dalla RTS, dalla ginevrina RITA Productions e da Arte.

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