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SUNDANCE 2022 Premieres

Recensione: Living

di 

- Bill Nighy è un burocrate malato di cancro alla ricerca del tempo perduto nell'adattamento del regista sudafricano Oliver Hermanus di Ikiru di Akira Kurosawa

Recensione: Living
Bill Nighy in Living

Se l'industria cinematografica deve proprio continuare a fare affidamento sulla riqualificazione di vecchie opere, tornare al lavoro di Akira Kurosawa non è lo scenario peggiore. A metà del secolo scorso, i film giapponesi di Kurosawa sono stati un po' come un negozio di caramelle che Hollywood ha saccheggiato a suo piacimento, e la reputazione del regista è fiorita proprio in ragione di questo scambio interculturale: La fortezza nascosta ha ispirato Star Wars, il che ha portato poi George Lucas a finanziare il titolo vincitore della Palma d'Oro Kagemusha.

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Living, il remake di Ikiru (1952) dell'acclamato regista sudafricano Oliver Hermanus, è il prodotto di questo imperialismo culturale nella sua forma più mite, dove una versione inglese ridotta e più accessibile può "sostituire" quella originale, cambiando alcune cose, ma fondamentalmente riproponendo ciò che ha funzionato bene in passato. Tuttavia Living, presentato in anteprima mondiale questa settimana nell'ambito dell’edizione virtuale 2022 del Sundance, può essere considerata un’impresa difficile che l'emergente Hermanus è riuscito a portare a termine con successo: il remake ha la sua ragione di esistere e crea un nesso interessante tra la ricostruzione del Giappone nel secondo dopoguerra e la difficile situazione della Gran Bretagna dopo la sua "ora migliore".

Bill Nighy, fino ad oggi noto soprattutto per la canzone di beneficenza cantata col gin in mano in Love Actually, interpreta qui un ruolo che gli permette di esprimere una malinconia che il personaggio del freddo e impassibile impiegato statale Williams (concepito da Hermanus e dallo sceneggiatore premio Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro come l’omologo del Watanabe di Kurosawa) sembra aver sempre avuto. Nel primo atto, Williams viene a sapere di soffrire di un cancro terminale, uno stimolo per lui per godersi i suoi ultimi mesi sulla Terra, avendo trascorso tutti gli anni della sua vita adulta e professionale come un osservatore silenzioso della propria esistenza. Hermanus fornisce un immaginario nuovo, più classicamente britannico, per evocare questo, e così vediamo Williams e i suoi colleghi molto più giovani che camminano austeri sui binari del treno pendolare che li porta al loro posto di lavoro, armati di bombette e ombrelli, piuttosto che in uniforme militare.

Per il resto, c’è un certo conservatorismo nella sceneggiatura di Ishiguro, nel senso che il trattamento del percorso individuale del personaggio, così come il tema delle virtù umane tanto caro a Capra, riprende il film originale alla lettera. Detto questo, Hermanus ha una mano estremamente ferma quando si tratta dei suoi contributi personali, che includono l'inserimento nel film dei colori pallidi e del simbolismo ammiccante dei melodrammi di Douglas Sirk e Noël Coward. Se c’è qui una firma d'autore che possa eguagliare la maestria dello stesso Kurosawa, è nella facilità con cui Hermanus rende il concetto di repressione e nella sua raffinata percezione del modo in cui certe forze, nella loro durezza, possono anche impedire di "vivere". Dopo aver esplorato il tema della segregazione razziale e dell'omofobia nell’era dell'apartheid, il regista sudafricano trova il modo di rendere la seconda versione di Ikiru non tanto autobiografica, ma almeno personale.

In questa era di reboot nostalgici, l'ultimo capitolo di Star Wars è stato obbligato a ricitare il famigerato "ho un brutto presentimento" e a riprodurre vecchie hit arrugginite, e allo stesso modo questo remake di Kurosawa non riesce a evitare la sensazione che il film finisca esattamente dove te lo aspetti: nella neve di un parco giochi per bambini appena costruito sulle rovine della guerra che diventa il punto di arrivo del risveglio esistenziale di Williams come di Watanabe. Ma nonostante tutto, ancora una volta, abbiamo un groppo in gola, così come il senso di una meritata catarsi emotiva: è la stessa canzone, ma in una tonalità distinta e complementare.

Living è una coproduzione britannico-svedese guidata da Number 9 Films. Coproducono Film i Väst, Filmgate Films, Film4 e Ingenious. Rocket Science gestisce le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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