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SUNDANCE 2022 Concorso World Cinema Dramatic

Recensione: Utama

di 

- Alejandro Loayza Grisi tesse una promettente opera prima esistenzialista e mistica attorno a tre membri di una famiglia indiana Quechua nella spettacolare cornice dell'altopiano boliviano

Recensione: Utama

"Se tu sapessi leggere i segni, lo sapresti già – Quali segni? Tutto indica soprattutto che è ora di lasciare questo posto". Che due generazioni, incarnate da un nonno e suo nipote, siano in disaccordo non è francamente sorprendente, ma quando si tratta di vita o di morte, di credenze ancestrali, ed è coinvolta una terza persona, la controversia è molto più difficile da risolvere. Questo è il tema che il regista boliviano Alejandro Loayza Grisi affronta con grande umiltà, semplicità, precisione e maestria nel suo primo lungometraggio Utama [+leggi anche:
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, presentato al Festival di Sundance, nel concorso World Cinema Dramatic.

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Per gli indiani Quechua, l'uomo e la natura sono una cosa sola. Ma sull'altopiano boliviano, nel vasto deserto incorniciato in lontananza dalle montagne andine, l'austerità è di un'intensità rara. Lì, in mezzo al nulla, abitano Virginio (José Calcina) e sua moglie Sisa (Luisa Quispe). A 80 anni, il primo continua a portare il loro branco di lama a pascolare ogni giorno mentre la moglie si occupa della loro modestissima casa e riporta secchi d'acqua dal villaggio. Un'esistenza ordinaria e avara di parole che sarà sconvolta da tre eventi. Da un lato non piove da un anno e gli abitanti della regione si disperano e se ne vanno. Da un’altra parte Virginio respira sempre più male, di nascosto da Sisa. Infine, durante una visita in città, arriva il loro nipote Clever (Santos Choque), laptop in mano e cuffiette alle orecchie.

Cielo azzurro implacabile, terra inaridita, visi segnati che sembrano scolpiti dal tempo, divisione ultratradizionale dei ruoli maschili e femminili, credenze mistiche e cerimonia di sacrificio affinché torni l'acqua: per un giovane cittadino, la caparbietà e l’introversione estreme di Virginio, il suo rifiuto categorico della modernità e la sua segreta accettazione (oltre lil rifiuto) della sua morte imminente, non sono altro che egoismo e rigidità. Ma mentre si oppone e cerca di piegare suo nonno, Clever compie un percorso infinitamente umano in cui la profondità dei sentimenti sarà portatrice di valori senza tempo...

Venendo dalla fotografia, Alejandro Loayza Grisi dimostra una solidissima padronanza della forza espressiva dell'immagine di cui ha affidato le redini, per questo suo film, alla talentuosa argentina Barbara Alvarez (A febre [+leggi anche:
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). Un know-how che gli consente di lavorare con una sottile economia delle percezioni favorendo l'emergere di ritratti modesti e sobriamente commoventi che, come il condor della cosmologia andina (il legame tra la Terra e il Cielo), sono il riflesso di un ponte gettato tra l'esistenza quotidiana e le aspirazioni dell'anima.

Prodotto dai boliviani di Alma Films e gli uruguayani di La Mayor Cine, Utama è coprodotto dalla società francese Alpha Violet, che guida anche le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)

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