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FILM / RECENSIONI Italia / Portogallo / Serbia

Recensione: Gli anni belli

di 

- Il film d’esordio di Lorenzo d'Amico De Carvalho, una coproduzione italo-portoghese-serba, accosta nei toni della commedia l’adolescenza di una pasionaria all’adolescenza di un Paese

Recensione: Gli anni belli
Ninni Bruschetta, Maria Grazia Cucinotta e Romana Maggiora Vergano in Gli anni belli

La voglia di rivoluzione incontra Sapore di mare nell’opera prima di finzione di Lorenzo d'Amico De Carvalho, Gli anni belli [+leggi anche:
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, nelle sale italiane dal 7 febbraio con Bendico. Un racconto di formazione ambientato in un camping estivo, a metà degli anni ’90, che azzarda una singolare associazione di idee, declinandola in commedia: mentre segue il passaggio all’età adulta di una ragazzina ribelle e politicamente impegnata, intende mostrare anche la trasformazione di un Paese – anch’esso colto in una fase per così dire “adolescenziale” e di crescita apparente – dove tutto sembrava possibile: l’Italia agli albori della discesa in campo di Silvio Berlusconi. Il tutto trattato con un tono che ricorda i vecchi film dei fratelli Vanzina, con personaggi esuberanti, situazioni grottesche, una leggerezza sfrenata e una buona dose di nostalgia dei tempi andati.

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Siamo nel 1994, è estate, ed Elena, la giovane protagonista interpretata da Romana Maggiora Vergano (attualmente anche in tv nella serie Sky Christian [+leggi anche:
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) sogna di cambiare il mondo. Al potere c’è un nuovo governo che promette aria nuova e prosperità, in tv impazzano ballerine scosciate, televendite e i Mondiali di calcio con Roberto Baggio, ma Elena vuole fare la rivoluzione perché, da brava 16enne con i suoi sani principi, detesta il consumismo, ogni forma di monopolio e “gli effetti regressivi della subcultura di massa”. Gli ideali della ragazza si scontrano però con quelli di suo padre Eugenio (Ninni Bruschetta), placido professore di greco, che con sua moglie Adele (Maria Grazia Cucinotta) formano una coppia di coniugi tenera e ben collaudata, complice ma forse un po’ stanca. Per loro due la rivoluzione può aspettare, è tempo di ferie. Ma quando genitori e figlia arrivano nel camping dove ogni anno trascorrono le loro vacanze, trovano un ambiente molto diverso dal solito, animato da un nuovo direttore (Stefano Viali) che tanto assomiglia al nuovo capo del governo, parla per slogan, racconta barzellette e promette “più vacanze per tutti”. Per Elena, un incubo, che soltanto l’arrivo al campeggio di un gruppo di giovani “combattenti” come lei renderà sopportabile.

La sceneggiatura, scritta dal regista-documentarista (Rua do Prior 41) con sua moglie Anne-Riitta Ciccone (I'm - Infinita come lo spazio [+leggi anche:
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intervista: Anne-Riitta Ciccone
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, Giornate degli Autori 2017), quest’ultima anche autrice del soggetto, ingaggia così una vera e propria battaglia, verbale e non (a colpi di pistole ad acqua) tra questi “pericolosi comunisti” e il team di giovani al soldo del direttore del camping, incaricati di far rispettare le nuove regole, come il divieto per i vucumprà di vendere le loro mercanzie sulla spiaggia o l’obbligo tassativo di consumare se si sta seduti al bar. Il tutto tra primi amori, lacrime, tuffi in mare, crisi coniugali, la voglia di crescere e di trovare il proprio posto nel mondo, e trombe marine che rimescolano tutte le carte. Una commedia lieve, talvolta fuori misura nella sua ricerca dell’effetto comico, ma che consentirà ai più giovani di oggi, se lo vorranno, di dare un’occhiata a un’epoca passata, pre-social, in cui le vacanze estive erano un’occasione di stacco vero e le si trascorreva in un microcosmo a scelta (qui un camping in Calabria), senza cellulari, senza internet, a fare nuove amicizie e a sfidare il sistema con ciò che si aveva a portata di mano.

Gli anni belli è una coproduzione internazionale Italia/Portogallo/Serbia realizzata da Bendico con Rai Cinema, Hora Mágica e Art & Popcorn, in collaborazione con RTP – Rádio e Televisão de Portugal.

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