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BERLINALE 2022 Generation

Recensione: The Quiet Girl

di 

- BERLINALE 2022: Proiettato nella sezione Generation Kplus, il film dello sceneggiatore e regista irlandese Colm Bairéad è un piccolo gioiello pieno di candore e un malinconico racconto di formazione

Recensione: The Quiet Girl
Catherine Clinch in The Quiet Girl

Basato sul libro Foster di Claire Keegan, il film dello sceneggiatore e regista irlandese Colm Bairéad The Quiet Girl [+leggi anche:
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è uno dei titoli più sorprendenti della Berlinale di quest'anno. Proiettato nella sezione Generation Kplus, il film è il primo titolo in lingua irlandese mai selezionato dal prestigioso festival tedesco. La trama è estremamente semplice: Cáit (la dolce e affascinante esordiente Catherine Clinch) è una ragazzina tranquilla cresciuta in una famiglia di quattro fratelli, che deve sopportare l'indifferenza e la mancanza di affetto di un padre maledetto (Michael Patric) e una madre problematica (Kate Nic Chonaonaigh). E come se non bastasse, Cáit viene ripetutamente maltrattata dai suoi compagni di classe a scuola. Devastata dall'insicurezza e priva del tanto necessario sostegno della sua famiglia, la ragazza bagna il materasso ogni mattina.

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Ad un certo punto, i suoi genitori decidono di mandarla a trascorrere l'estate nella fattoria di due parenti che non ha mai nemmeno conosciuto, Eibhlín (Carrie Crowley) e Seán (Andrew Bennett). È un'esperienza dirompente per la bambina, che gradualmente conosce l'affabile coppia. Alla fine si sente amata e acquisisce fiducia, e il profondo legame tra i tre cresce giorno dopo giorno. Ma c'è un triste passato che Eibhlín e Seán nascondono, il quale spiegherà alcuni aspetti del comportamento della coppia.

Bairéad dà forma a questo racconto con due semplici strumenti: tre ottimi attori protagonisti che interpretano le loro parti con grande onestà – in particolare Clinch, che, pur avendo poche battute, riesce sempre ad essere una presenza potente e intensa – e l'uso del “tempo naturalistico”, poiché dà loro la possibilità di familiarizzare l'uno con l'altro attraverso gesti quotidiani e attività condivise, come pettinare i capelli, mungere i vitelli, pulire una stalla e tagliare le cipolle. È raro vedere questo tipo di ritmo messo in scena con successo in un film contemporaneo. Inoltre, è l'Irlanda dei primi anni '80, un luogo molto diverso da quello che conosciamo oggi, fortemente urbanizzato e che vive il periodo post-Tigre Celtica. È il ritratto di un paese dove, allora, una vita tranquilla in campagna, una casa elegante circondata da alberi, una buona tazza di tè e i piccoli piaceri della vita potevano portare molta più gioia e serenità alle persone. E anche se questa può sembrare una rappresentazione idealizzata di quel periodo, questa sfumatura di nostalgia si adatta perfettamente ai personaggi e alle atmosfere della storia.

Visivamente, questa sensazione è ben resa attraverso la fotografia di Kate McCullough (la serie TV Normal People), che sceglie di creare un netto contrasto tra la luminosità di Eibhlín e il nido rurale di Seán e la cupa tavolozza della decrepita casa di Cáit. Il finale toccante invita gli spettatori a riflettere su cosa significhi essere genitori e quanto sia importante l'amore per i bambini al momento di costruire la loro identità. Il lavoro del compositore Stephen Rennicks (Good Luck to You, Leo Grande [+leggi anche:
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) è la ciliegina sulla torta, poiché regala al pubblico ancora una volta una colonna sonora superba e altamente emozionante.

The Quiet Girl è prodotto dalla società di Dublino Inscéal. Rosa Bosch Films cura le vendite mondiali.

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(Tradotto dall'inglese)

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